E' meglio il metodo cinese o quello romano? Siamo a Roma, nella modesta abitazione di due fratelli. Potrebbe essere definito un pied-à-terre se non fosse che non solo il monolocale è "a terre". Mario (Andrea Standardi) è in cassa integrazione da due anni e Luigi (Enrico Maria Falconi), un laureato in ingegneria aerospaziale, è stranamente disoccupato (in barba a tutte le statistiche che vedono i laureati delle facoltà scientifiche richiestissimi da qualsiasi azienda). Il primo saltuariamente collabora (in "nero") con Armando (Patrizio De Paolis), un ex carcerato, "furbetto" titolare di una piccola azienda di traslochi, mentre l'altro fratello "lavoricchia" come cameriere improvvisato, almeno quando lo chiamano nel ristorante cinese sotto casa.
Una sera, Luigi, un buono d'animo che ci ricorda nelle espressioni Macario, torna a casa con Hua Ming Ling (Ramona Gargano), che ha appena difeso dall'aggressivo Mister Lee (Roberto Fazioli), il proprietario del ristorante dove lavora. Per strapparla alle grinfie del perfido "ristoratore", il romano ha deciso di dare ospitalità alla ragazza, o meglio di nasconderla in casa. A sua insaputa, anche Mario ha una ospite, la sensuale e molto "amichevole" Rosalina (Vania Della Bidia), moglie di Vittorio, un ex compagno di cella di Armando. Il pericolo "giallo" si insinua così nella casa dei due fratelli in tre diverse forme: quella torbida di Mister Lee (anche proprietario di una rete di ristoranti, equivoci centri massaggio e, all'insaputa di tutti, del nuovo stadio della Roma), quella avvenente del soprabitino leopardato indossato da Rosalina e quella etnica di Ming Ling.
La complicatissima convivenza cino-romana e la comune per tutti difficoltà di sopravvivenza diventano il fulcro centrale del "metodo cinese" creato dalla determinata ragazza cinese, che mette a sistema la soluzione ad ogni problema, se non intervenisse - quando miracolosamente le cose sembrano andare per il verso giusto - il pericoloso imprenditore dagli occhi a mandorla. I cinesi sanno lavorare, sanno copiare, ma gli italiani si sanno atavicamente arrangiare e uscire da ogni situazione, come "libellula che va velso alcobaleno...", per cui non resta che andare a teatro per saperne di più, ma soprattutto per divertirsi con una commedia fresca e garbata, risultato ottenibile solo con ingredienti di qualità, che siano alimentari o, come in questo caso, attoriali.
Un attento copione (frutto anche di una reale permanenza in Cina del suo autore) che bada a non offrire mai spazio a polemiche totalmente fuori luogo, ma cerca - con la risata (probabilmente assieme alla tavola non c'è nulla di meglio) - di favorire l'integrazione tra chi è nato in un luogo e chi, spesso per fame (ma gli italiani sembra lo abbiano dimenticato), è costretto ad abbandonare la propria casa e i propri cari e andare altrove a cercare fortuna. Il testo attinge a mani piene all'attualità (quanti negozi sono di proprietà cinese con oramai dipendenti italiani?), mantenendo una lucida visione su pregi e difetti delle due culture messe comicamente a confronto. Si ride (e si ammira lo sforzo di voce degli attori) dell'accento cinese e di quello romano (più famigliare e naturalmente comico) che contribuiscono ad accentuare il tono di battuta, senza mai mancare di rispetto o dileggiare l'una o l'altra comunità.
Grazie alla bravura e simpatia degli artisti in scena non si scivola mai nella "copia cinese" di altri, perché le contaminazioni, quando presenti, sono analogie con ciò che si è visto, letto e amato: la prima notte nell'appartamentino ci ha evocato il "Letto a tre piazze" di Totò e Peppino, il "ragù di sorcio" la celebre cena dell'americano a Roma Alberto Sordi, ma ognuno di noi, vedendo lo spettacolo, può trovare altri rimandi, reali o meno che siano. Nessuno degli attori sul palco prevarica l'altro, in un equilibrio di ruoli che evita che alcune caratterizzazioni possano scivolare nella macchietta. Se il mondo esterno avesse la stessa leggerezza nel parlare di integrazione, sicuramente staremmo tutti meglio. Applausi per questo metodo cinese, con un unico interrogativo: ma la pronuncia della doppia, in cinese, esiste?
IL METODO CINESE
di Enrico Maria Falconi
regia Giancarlo Fares
con Enrico Maria Falconi, Andrea Standardi, Roberto Fazioli, Patrizio De Paolis, Ramona Gargano, Vania Della Bidia
scene Luca Garramone
costumi Simone Luciani
assistente di scena Anastasia Velesco
luci e fonica Luca Bertolo
produzione esecutiva Antonello Flavio Falconi e Oscar Adiutori
produzione Blue In The Face









