Un tipo responsabile gestisce il suo male. Io non ne ho voglia! Il mio male vorrei gestirvelo dritto in faccia! / Mi sono suicidato. In fondo non è grave, anche se è un cazzo di choc / Chi se ne frega! Che io non esista più, cosa cambia?
Emiliano Russo è tornato ad indagare - dopo l'eccellente prova di Girls Like That di Evan Placey (leggi la nostra recensione) - le tematiche legate al fortissimo disagio adolescenziale, spesso (anzi sempre) sottovalutato dagli adulti, affidando a due bravi attori, ma anche piuttosto incoscienti, vista la difficoltà della scelta, un racconto che non dà risposte e non sente il bisogno di darne. Ma dopotutto non abbiamo mai sostenuto che fosse compito del Teatro farlo, anzi.
La danaus plexippus, meglio conosciuta come monarca, è una farfalla che periodicamente migra tra Canada e Stati Uniti, sono molti però gli insetti che non riescono a compiere il proprio viaggio, schiantandosi sulle macchine delle autostrade del Nord America. John e Jeanne sono due fratelli, lui è un adolescente, lei è di pochi anni più grande. John decide di realizzare un video da inviare ai propri genitori, una cartolina visuale con cui annunciare alla famiglia la propria intenzione di togliersi la vita. Partendo da quella che è sicuramente la notizia che nessun genitore (ma anche chiunque altro) vorrebbe mai ricevere, Jeanne (interpretata da Diletta Masetti) e John (interpretato da Luca Avallone) danno vita ad una mise en espace che mantiene, grazie alla loro performance, la massima attenzione del pubblico.
La scelta del regista è quella di togliere dal dramma umano di una complessa e delicatissima età adolescenziale tutto il superfluo, affidandosi esclusivamente al lavoro attoriale. I due protagonisti usano il leggio presente in scena semplicemente come separatore tra palco e pubblico, unico elemento scenografico il vasetto in vetro contenente una farfalla (rigorosamente finta!) che si agita nel tentativo di liberarsi e tornare a volare. Jeanne indossa un'ampia e morbida tunica rossa, con un'unica nota di vanità costituita dal rossetto perfettamente in tinta con l'abito, stringe a sé il vasetto con la farfalla e guarda sempre altrove, fissando un punto lontano nel tentativo di capire il "perché" del gesto del fratello, la domanda a cui nessuno - di fronte ad una tragedia così drammaticamente annunciata - riesce mai a dare una convincente risposta.
John si agita continuamente, inizia e non conclude discorsi, è vestito di nero con il cappuccio della felpa che ne copre il viso, come molti altri ragazzi della sua età. La sua difficoltà di riuscire a sopravvivere è la medesima difficoltà di tanti altri giovani della sua età, la capacità di comprensione degli adulti è quella che, come sempre, manca ed è quella su cui ci si interroga, fatalmente, dopo che una disgrazia del genere succede. Ma quanto è importante il "poi", se non si è in grado di gestire ed affrontare il "prima"? E' probabile che tutto passi in secondo piano, quando è oramai troppo tardi per fare qualsiasi altra cosa.
Farfalle fa partecipare lo spettatore al duello verbale dei due protagonisti, si ascolta con il silenzio assoluto che un racconto del genere merita, affidandoci alle convincenti capacità dei due attori. I genitori sono figure evanescenti e assolutamente inconsistenti, Jeanne è sola, come non si è mai sentita, nel dover affrontare John, lucido e determinato nel pianificare nei minimi particolari la propria morte. Lei ne ricorda inutilmente i giochi da bambini. Al pubblico viene gettata contro, con profonda pulizia e asetticità, una sequenza di parole che non necessariamente bisogna essere genitori per non avere voglia di sentire. Una proposta forse anche troppo ardita, quella della lettura scenica, che se toglie spazio all'aspetto visivo, ne restituisce invece molto alla parola. Qualche minuto in più di rappresentazione non avrebbe, a nostro parere, guastato, ma in ogni caso la scelta è comunque di altri (il regista) e non è sindacabile da parte di chi ne scrive.
In conclusione, "Farfalle" è da vedere per assistere ad una buona prova teatrale - come realizzazione e recitazione - che non ha la pretesa di fornire spiegazioni o, peggio ancora, emettere giudizi. Il Teatro si limita a lasciare spunti di riflessione, spetta a chi guarda, dopo, fare le proprie e personali valutazioni. E magari fare una telefonata ad un amico o parente in "disagio", solo per far sentire che "si è presenti", magari ignorandone il valore. Sicuramente ignorandone le conseguenze.
FARFALLE
Mise en espace a cura di Emiliano Russo
con Luca Avallone e Diletta Masetti
regia Emiliano Russo
produzione Capsa Service
durata un atto unico di 35 minuti








