Entriamo in teatro con alcune consapevolezze: lo spettacolo avrà una durata variabile, è la prima; Rocco Papaleo deciderà su cosa orientarsi: cinema, teatro, musica, altro, è la seconda. Di sicuro non pensavamo che ci avrebbe accolto in sala con i profumi di cibo.
Ammettiamo di essere stati per un attimo spiazzati, e non perché Papaleo da padrone di casa era placidamente "in chiacchiera" con chi, vincendo la timidezza e la discrezione, si avvicinava a "brodo" palco (scrivendo abbiamo commesso l'errore, però visto l'argomento è probabilmente un lapsus freudiano). Avendolo già applaudito anni prima in compagnia di una band, sapevamo che avrebbe potuto farlo. E difatti garbatamente si presta a scambiare qualche parola, fare le classiche foto ricordo (ci chiediamo se tutti questi selfie poi vengano rivisti o almeno archiviati), insomma intrattere il pubblico da sotto palco, prima di farlo da sopra, come più canonicamente dovrebbe avvenire. Quello che ci spieghiamo meno è il motivo per il quale uno dei suoi teatranti stia realmente cucinando (il profumo della cipolla stufata è inequivocabile) sul palcoscenico, con una sezione attrezzata di tutto punto, dove non manca nulla. Forse ci proporranno uno spettacolo sensoriale. Oppure dopo spettacolo ha invitato a cena delle persone e approfitta dell'ospitalità della sala teatrale per risparmiare sul conto del catering. Chissà?
Evidentemente è ora di iniziare la "seconda parte" e sale sul palco dove indossa la sua tipica aria malinconicamente surreale per dare vita alla sua versione di teatro-canzone, dove parole e note giocano, si rincorrono, si sfuggono e si riprendono, abbracciandosi in rime e in storielle cantate e raccontate, dalle sfumature serie e comiche. Non prima però di aver informato il pubblico che "dal vivo sono più bello" e scatta l'applauso e che si possono tenere "i cellulari accesi e se vi chiamano rispondete pure" e scatta un altro applauso, anche se immaginiamo - e speriamo - che nessuno segua il suggerimento. Tutto questo mentre il cuoco - che incuriositi teniamo sempre sott'occhio - continua nel suo lavoro: spezzetta verdure, prepara ingredienti, aggiunge acqua nella pentola, assaggia e aggiusta di sale. Si muove con la massima tranquillità, probabilmente sa già che dovrà rispettare i tempi teatrali prima di impiattare, perché questo è oramai è sicuro, anche se non sappiamo ancora cosa stia cucinando, ipotizziamo una zuppa.
Si continua con i racconti di vita, di sogni, un piede dentro il mondo lunare felliniano e uno dentro la vita di tutti i giorni, in cui c'è posto anche per i ricordi da bambino. E la storia della sua "prima volta" in campeggio si mescola a quella del panino alla frittata che gli preparava la mamma, dal profumo così solido che potresti addentarlo - "tutti fanno il panino con la frittata, ma senza mia madre è un panino vuoto" - o alle scelte legate ai treni che passano, si prendono, si perdono, ma se uno va ad una stazione "morta" non si può perdere nessun treno perché non passano! C'è garbo, mestiere (tanto) e preparazione nello spettacolo e nelle particolari canzoni (a parte alcuni intramontabili standard, come "Stormy Weather"), che Papaleo esegue accompagnato dalle tastiere di Arturo Valiante, mentre il cuoco, quando serve, tiene il tempo con uno dei suoi mestoli.
“A proposito di Rocco” è uno show che si presenta come album tutto da sfogliare, fatto di pensieri sparsi, brevi annotazioni e rime lasciate in sospeso che si fanno parole in musica: un riuscito esperimento che strizza l’occhio a Gaber e alla Basilicata, leggiamo nelle note che accompagnano lo spettacolo. Manca il riferimento al cibo, ma finalmente arriva la spiegazione: Giampiero Da Dalto è un vero cuoco, un sommelier, ma anche un cantante e sta preparando il riso al sugo della zia Carmelina, una ricetta tradizionale della famiglia Papaleo. Ed è la cottura della pietanza che gestisce la lunghezza dello spettacolo, anche se fortunatamente viene utilizzato un riso che non scuoce. Lo spettacolo si avvia a conclusione e Papaleo sveste i panni dello showman per indossare quelli di cameriere e servire piatti agli spettatori. Chissà se qualcuno gli darà anche la mancia?
Stefano Francioni
presenta
A PROPOSITO DI ROCCO
di Rocco Papaleo e Valter Lupo
con Rocco Papaleo
e con Arturo Valiante e Giampiero Da Dalto
regia Valter Lupo
durata dello spettacolo un atto unico di 100 minuti
durata dell'assaggio in funzione dell'appetito del pubblico









