Dimarcheide (recensione)

Andrea Di Marco canta la sua comicità intelligente per la quale chiede massima comprensione e clemenza

È questo mettere le mani avanti che dà il via alla serata, indubbiamente divertente, in compagnia di Andrea Di Marco, artista in grado di spaziare dalla canzone d'autore al "tormentone estivo", mostrando così potenzialità vocali e tenuta di palco che tradiscono anni e anni di esperienza, sia come "solista" che come spalla, come autore e come comico.

L'artista - riduttivo definirlo solo "comico" - arriva infatti da anni di cabaret, da spettacoli in giro per l'Italia partendo dalla scuola genovese. "Come ogni genovese che si rispetti inizierò questo spettacolo con 150 canzoni di De Andrè..." è la sua battuta iniziale, per poi arrivare a Zelig, a Striscia la Notizia come autore, a dissacranti spot pubblicitari - di sua creazione - sulla 'Ndrangheta, vista come soluzione ai problemi di ogni giorno e come attore in cortometraggi toccanti come "La chance".

Lo spettacolo è un excursus nel repertorio di Celentano che è possibile cantare in cinque secondi, i punti di vista "altri" di alcune canzoni famose: come potrebbe essere Notte prima degli esami di Venditti vista da quel ragazzo dei quattro che "aveva un pianoforte sulla spalla"? Probabilmente sarebbe una notte prima degli esami nel reparto di radiologia... E come potrebbero essere a distanza di anni i due ragazzi di E tu di Baglioni? Invece che "Accoccolati ad ascoltare il mare..." forse "Accoccolati sul nostro divano..."?

Di canzone in canzone, c'è tempo anche per le riflessioni sui dialetti della nostra penisola che partono dal racconto della nonna siciliana, "incantata" davanti alle televonovelas delle quali faceva il riassunto ai nipoti e continua attraverso gli stornelli romani e la "drammaturgia" napoletana. Per ogni dialetto c'è una conformazione morfologica del viso: i romani hanno il mento sporgente, i napoletani le sopracciglia cadenti, i piemontesi la bocca ristretta... e rivelano la bravura mimica di Di Marco.

Una risata tira l'altra tanto da non riuscire quasi a cantare con Di Marco "Dieci ragazze per me" che calano mano a mano che si "intromettono" altre canzoni come "Laura non c'è". Uno "stropicciare" le canzoni che lascia senza fiato, anche e soprattutto quando l'autore diventa provocatorio nel bis. Una canzone che sembra parlare di odio verso il prossimo e che "gela" il pubblico fino all'ascolto del finale quando Di Marco chiude la strofa odiando oltre gli altri anche e più se stesso... D'altra parte, questo "cantante al contrario" non poteva non interpretare "ama il prossimo tuo come te stesso", trasformandolo in "odia il prossimo tuo come te stesso".

E' da questa canzone-provocazione che parte la breve intervista che Andrea Di Marco ci ha concesso dopo lo spettacolo: l'artista ci ha raccontato come 'Ndrangheta-spot e 'NdranghetApp (la app per lo smartphone) abbiano riscosso più elogi che critiche, soprattutto dagli addetti ai lavori. Curando personalmente la pagina social ci ha confessato di aver avuto numerosi apprezzamenti anche dagli italiani all'estero che, inizialmente un po' indignati per la visione dell'Italia nel resto del mondo così parziale, hanno dovuto ammettere che è però una realtà e che forse merita fare dell'ironia sullo "stato" attuale del nostro Bel (ma non troppo) Paese. Durata dello spettacolo: 2 ore circa senza intervallo.

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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