Ammettiamolo tutti: il “Canto di Natale” di Charles Dickens è probabilmente paragonabile solo a “Last Christmas” degli Wham nel periodo natalizio, con la doverosa distanza cronologica e di stile. George Michael non amava essere ricordato solo per questa canzone (scritta nel 1984), che in realtà parla di un amore finito ed è paradossalmente scomparso proprio il giorno di Natale del 2016 e Dickens, scrivendo l’opera per la quale forse è più conosciuto (no, non è vero, è l’opera più conosciuta da chi non ama la letteratura perché trasversale), nel 1843 voleva denunciare gli aspetti negativi della società vittoriana, soffermandosi sull’ipocrisia e sulla superficialità dell’epoca e solo molto in seguito ne ricavò dei guadagni, anzi, per le spese sostenute (fu quasi un precursore dell’autopubblicazione) e le cause per plagio (da parte di altri nei suoi confronti), fu costretto a trasferirsi in Italia per riuscire a mantenere la famiglia nel 1844.
Dal suo racconto, che invita a riscoprire gli aspetti più veri del giorno di natale, spogliandosi dell’avidità per abbracciare la vita e i sentimenti sono state tratte numerose versioni e riadattamenti. Sarebbe superfluo citare il “Canto di Natale di Topolino” con Paperon de’ Paperoni nei panni di Ebenezer Scrooge (ovviamente anche per omonimia visto il nome originale: Scrooge McDuck), ma anche questo è ormai un classico e ripeterlo non fa mai male.
Erano anni che corteggiavamo la versione teatrale della Compagnia dell’Alba, in collaborazione con Teatro Stabile d’Abruzzo e New Step, diretta da Fabrizio Angelini e finalmente, a sei anni dalla prima messa in scena, siamo riusciti ad assistere ad una delle “date secche”, quelle che metterebbero in difficoltà anche le compagnie più rodate ma che non hanno minimamente toccato la performance che abbiamo applaudito e che ci ha letteralmente conquistati.
Sicuramente l’allestimento è stato facilitato dalle musiche del premio Oscar Alan Menken, autore delle più belle colonne sonore Disney, con libretto di Mike Ockrent (regista della prima edizione del 1994 al teatro del Madison Square Garden di New York) e Lynn Ahrens (che firma anche le liriche), ma l’ensemble, con canzoni completamente cantate dal vivo e i protagonisti, primo fra tutto Roberto Ciufoli nei panni di Scrooge, non hanno disatteso le alte aspettative nell’assistere al confronto con quanto visto televisivamente o letto nel racconto originale.
La storia è da tutti conosciuta: Ebenezer Scrooge è un vecchio usuraio estremamente avaro. Odia l’umanità intera, a meno che non gli porti denaro e forse più dell’umanità odia il Natale. Non capisce come tutti intorno a lui possano essere così felici e spendano anche soldi che non hanno. Sette anni prima, proprio la notte di Natale, il suo socio Bob Marley è morto e gli ha lasciato in mano tutto il suo “ufficio crea denaro”. Ha un dipendente, Bob Cratchit sfruttato e malpagato, che è comunque felice della sua famiglia, anche se affronta la malattia del suo figlio più piccolo, Tim. Nella notte di Natale di una Londra Vittoriana, Scrooge è raggiunto proprio dal fantasma di Marley che, in catene e disperato, gli annuncia la visita di tre spiriti – il Natale passato, il Natale presente e il Natale futuro – consigliandogli di ascoltarli per capire gli errori di una vita ricca materialmente ma povera di sentimento.
Il resto vi consigliamo di leggerlo, cercarlo a teatro o in qualche versione cinematografica, nel caso in cui siate tra i pochi a non sapere il dipanarsi della storia. Quello che possiamo raccontarvi è ciò che abbiamo visto ed apprezzato. La scrittura di Gianfranco Vergoni, è fedele al racconto originale di Dickens. Qualche taglio necessario non inficia la bellezza del testo originale e neppure le battute create ad hoc per il protagonista Roberto Ciufoli e che fanno riferimento alla sua “fluente capigliatura”, non infastidiscono ma anzi fanno immediatamente sorridere il pubblico. Un Ciufoli veramente azzeccato nei panni di Scrooge: sia nei passi di danza che nel canto se la cava egregiamente quanto nella recitazione drammatica che avevamo già da tempo apprezzato.
Allestimento tecnicamente impeccabile sotto tutti i punti di vista: scene (Gabriele Moreschi) che permettono ambientazioni diverse con cambi fluidi, sapientemente punteggiati dal quadro luci di Francesco Bernabeo che offre anche espedienti narrativi (il batacchio del portone di Scrooge descritto nel libro, che assume le fattezze del viso di Marley è sostituito da finestre illuminate di rosso a immagine di occhi e bocca di un volto deformato) e arredi funzionali come il letto a baldacchino su ruote che gira e gira su stesso con Scrooge sopra per simulare il “viaggio spazio temporale” compiuto insieme agli spiriti. La regia di Angelini crea una esplosione di energia anche nei momenti più cupi. Numeri corali e abile sottolineatura di tutti gli interpreti compreso se stesso nei panni di alcuni personaggi secondari con nessun costume (Marcella Zappatore) lasciato al caso.
In breve uno spettacolo che come unico neo ha quello che purtroppo si porta dietro ogni musical italiano o quasi. La mancanza dell’orchestra. Ma capiamo che ci vorranno ancora anni per eguagliare l’insegnamento inglese.
Compagnia dell'Alba
Teatro Stabile d'Abruzzo
New Step
presentano
ROBERTO CIUFOLI
in
A CHRISTMAS CAROL
Il Musical
di Mike Ockrent, Lynn Ahrens, Alan Menken
regia Fabrizio Angelini
coreografo Fabrizio Angelini
scenografo Gabriele Moreschi
costumista Marcella Zappatore
durata 90 minuti








