Roma di sera, un appartamento caotico, musica rock a tutto volume e una 17enne che fuma di nascosto una sigaretta mentre parla al telefono con un’amica, aspettando il rientro della madre dal lavoro. È così che “Roma Banco 24” accoglie il pubblico, facendolo entrare immediatamente in una scena di vita quotidiana in una casa qualunque, in un quartiere di periferica qualunque. Eppure, la vita di Loredana (Gabriella Silvestri) e della figlia Karida (Valentina Marziali) è tutto fuorché comune, nonostante i loro tentativi di renderla tale. E fin dalla prima apparizione della donna si capisce che si sta andando incontro a una storia travagliata, anche se raccontata da lei con un sorriso e una sorta di ingenuità, mentre la ragazza risulta ostica nei confronti di questa madre che ha fatto di tutto per darle una vita dignitosa.
Età diverse, menti diverse, aspirazioni diverse. Da un lato Loredana, ex prostituta che parla del suo vecchio “mestiere” con una naturale e del tutto inaspettata onestà intellettuale e che porta avanti un’attività, poco redditizia, dietro il banco 24 di un mercato rionale. Dall’altro lato Karida, una giovane ribelle, che studia all’alberghiero per realizzare il sogno di aprire una pasticceria e che giudica pesantemente la madre per le scelte fatte nella vita. Due mondi distanti, che si incontrano in diversi momenti durante la lunga notte del 17° compleanno di Karida. Ebbene sì, tutto lo spettacolo si sviluppa in una notte, una notte di confessioni, cambiamenti dovuti e prese di coscienza. Una notte in cui la ragazza diventa donna per aiutare la madre a uscire dal cappio di uno strozzino, a cui deve 30mila euro per aver rimesso in piedi il banco 24 dopo otto mesi di chiusura per la pandemia.
Scritto nel periodo del lockdown, come raccontato dalla stessa autrice e interprete Gabriella Silvestri, lo spettacolo va a toccare temi molto duri con una naturalezza disarmante, come se fossero all’ordine del giorno. L’adolescente soffre incredibilmente per l’assenza del padre, un egiziano ex cliente di Loredana, che non ha mai conosciuto; si porta dentro dei traumi e manie di inferiorità per il vecchio “mestiere” della madre, che non le permettono di lasciarsi andare con il ragazzo che le piace e con cui progetta la pasticceria, arrivando così a 17 anni ancora vergine; rivela di conoscere lo strozzino, che l’aveva avvicinata più volte fuori da scuola per “regalarle” una ricarica per il telefono in cambio di un sorriso; ingenua e sognatrice, propone a Loredana di denunciare l’uomo, ma in una zona come quella in cui vivono loro una denuncia significa “24 ore in carcere per lui e noi al camposanto” (cit.).
L’autrice definisce questa storia una “favola moderna” e se in un certo senso il finale può essere visto come un happy ending dalle tinte molto dark, da un’altra prospettiva di happy c’è ben poco. Da ribelle ed egoista, Karida si trasforma al contempo nell’eroina che rinuncia alla propria integrità per salvare la madre e nell’anti-eroina che infierisce su se stessa, facendo passare il messaggio che non c’è speranza, per chi nasce in una determinata condizione sociale, di uscire dalla propria realtà per crearsi una vita diversa.
APS Teatro E
presenta
ROMA BANCO 24
di Gabriella Silvestri
regia di Federico Vigorito
con Gabriella Silvestri e Valentina Marziali
aiuto regia Mariana Higuita Tamayo
direzione di scena Umberto Pischedda
disegno luci Valerio Camelin
scene e costumi Area5lab
durata 80 minuti senza intervallo









