Nel 1938 l'Italia fascista si macchia in forma indelebile "anche" emanando le cosiddette leggi in difesa della razza (da capire ancora minacciata da chi o cosa), probabilmente nemmeno troppo rendendosi conto (ma questo non ne diminuisce la gravità) delle possibili conseguenze di questa forma di emulazione della Germania nazista. Per la cronaca, la sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale ha messo fine a tali aberrazioni, anche se in totale sono stati consegnati alla morte più di 15 milioni di esseri umani, colpevoli del gravissimo reato di "appartenenza". Il racconto teatrale prende solo l'incipit dal 1938, trasportando lo spettatore al 2238, nell'imminenza dei festeggiamenti per i 300 anni dalla promulgazione delle leggi razziali.
Il presidente della "Cazzonia", repubblica antidemocratica fondata sul razzismo, dorme tranquillamente nella propria bella casa, quando qualcuno irrompe per arrestare sia lui che tutta la sua famiglia. Improvvisamente la felice famigliola si trova senza più nessun privilegio, accusata di essere di razza non nazionale e quindi sottoposta a deportazione. Ma per fortuna del presidente Belpaese (questo il suo nome) si tratta solamente di un sogno, o meglio di un incubo. Al mattino padre, madre e le tre giovanissime figlie possono tornare alla loro normale vita, fatta di agio e spensieratezza (per le ragazze), dopo aver represso con un senso di disgusto l'idea di non appartenere alla "pura razza nazionale".
Ma un problema c'è ed è una grave difficoltà che potrebbe minare la felicità diffusa di tutta la popolazione di Cazzonia e dei suoi illuminati governanti: le leggi razziali sono in vigore, più forti che mai, ma non ci sono più i soggetti contro cui applicarle! Bisogna ad ogni costo farsi venire un'idea, per questo il presidente si affida ai vari ministri dei dicasteri, alla ricerca di un escamotage. Fortunatamente un funzionario del ministero dell'istruzione trova la soluzione e vengono - di nascosto dalla popolazione - istituiti i G.R.A.S.S.I. (Gruppi Resistenti Antirazzisti Socialmente Subdoli Internazionali), una sorta di esercito clandestino con lo scopo di seminare il panico ed essere così considerato il rassicurante nemico, reo di ogni colpa. Ma succede che il sogno e la realtà continuino a confondersi e a confondere le idee (già molto confuse) del povero presidente Belpaese, fino ad una agghiacciante "scoperta", che va vista sicuramente nelle rassegne o sale, anche a costo di fare un viaggio fino all'Emilia Romagna, dove il CPAF (Centro Preformazione Attoriale Ferrara) ha la propria sede.
Il racconto teatrale, già particolarmente accattivante per chi ama il romanzo ucronico (citiamo uno per tutti "Fatherland" di Robert Harris), ha come pregio aggiuntivo la modalità con cui i giovanissimi alunni/attori (dai 14 ai 19 anni) e i loro docenti ne hanno deciso la messinscena, un taglio divertente e surreale che mixa sapientemente i Fratelli Marx con "Il grande dittatore", capolavoro assoluto di Charlie Chaplin, il tutto con una forte freschezza data dalla giovane età, ma con il piglio e la concentrazione degli attori consumati. "Razza di sogno" invita di conseguenza ad una riflessione della massima attualità, ma si consegna allo spettatore con un piacevole divertimento, alleggerendo la gravità di quanto descritto con la lieve comicità dei toni, coesiste per tutta l'opera una precisa alternanza tra sorriso e dramma, come nel miglior standard teatrale. Curata anche la scelta musicale che alterna per i momenti più melanconici le partiture di Armand Amar con brani dai ritmi balcanici, evocativi anche di un conflitto etnico tanto assurdo quanto molto presto dimenticato.
Quartieri dell'Arte e
Centro Preformazione Attoriale
presentano
RAZZA DI SOGNO
di Massimo Malucelli
con (in ordine alfabetico) Matilde Arienti, Laura Astarita, Sofia Bassi, Sara Bersanetti, Gaia Camattari, Samuele Fabbri, Margherita Fortini, Beatrice Iotti, Marta Mantovani, Elisa Menegatti, Giuseppe Palmese, Federico Viani
regia Massimo Malucelli
durata un atto unico di circa 90 minuti









