E' fuori di dubbio che Anna Magnani sia stata la più grande attrice italiana del Novecento, con buona pace di chi non la pensa così, ma allo stesso tempo non è in grado di smentire con argomentazioni valide questa nostra, e non solo nostra, affermazione. Un'interprete capace come poche altre di restituire al pubblico personaggi femminili unici e divenuti immortali nella storia del cinema, sostenuta in questo compito dai più grandi registi e autori italiani del dopoguerra (con qualche prezioso innesto di oltre oceano).
Siamo sicuramente (e vogliamo esserlo) di parte nel sostenere a gran voce che, anche in caso di prove meno strutturate, Anna Magnani aveva comunque la possibilità con - apparentemente - poco di far emergere il suo personaggio e la vicenda che "viveva", dandole uno smalto più che particolare. Pochi, come lei, sono stati in grado di imprimere tanta forza ai propri copioni, esaltando comunque il ruolo indossato, anche quando non poteva - per scrittura - avere una sua innegabile forza. Il nostro pensiero è rivolto ai due film firmati da Gennaro Righelli (Abbasso la miseria! del 1945 Abbasso la ricchezza! del 1946). In entrambi i casi i due racconti sicuramente gradevoli e dignitosi acquistano però spessore grazie alla presenza dell'attrice romana (nel secondo caso il supporto attoriale di Vittorio De Sica attore è comunque un gran sostegno). Un compito gravoso che poteva diventare sicuramente più lieve quando dietro la macchina da presa c'erano gli occhi di Luchino Visconti (Bellissima, 1951), Roberto Rossellini (Roma città aperta, 1945), Pier Paolo Pasolini (Mamma Roma, 1962), Mario Monicelli (Risate di gioia, 1960), Federico Fellini (Roma, 1972). Ma è probabile che questi esempi di eccellenza non l'avrebbero diretta se lei non fosse stata "Anna Magnani" e/o non fosse stata il simbolo filmico della sua città.
A questa eccezionale figura femminile, forte sullo schermo ma allo stesso tempo fragile nel proprio vissuto personale, è dedicato l'intenso omaggio teatrale scritto e interpretato da Caterina Costantini, un monologo proposto oramai costantemente e sempre con lo stesso successo. L'attrice di origini baresi, romana di adozione, riesce nel suo tributo a non farsi sovrastare dal "personaggio Magnani", porgendola al pubblico contemporaneo con sapienza e delicatezza, mettendo in scena una figura femminile a tutto tondo, mai eccessivamente caricata o imitata, ma interpretata con un doveroso senso di rispetto, quello stesso atteggiamento che va ovviamente tributato ad ogni "grande", indipendentemente dalla carriera artistica e dall'eventuale perdurante presenza fisica.
Le movenze, gli atteggiamenti, il tono di voce coinvolgono e convincono. In poco più di un'ora assistiamo - almeno utilizzando la nostra fantasia e il ricordo che si fa in bianco e nero - ai tanti epici momenti del Cinema italiano, quello che purtoppo non esiste più! Quel cinema che annoverava i già citati registi, e costantemente Anna Magnani tra le interpreti femminili. Un percorso anche didattico che senza essere noioso si muove sulle rotaie nobili e invisibili della celluloide italiana. La Nannarella fragile e sfortunata nella vita privata è la stessa donna che si esalta e viene esaltata nella carriera artistica. Nella stessa pièce trovano posto la storia del cinema e la storia di vita, con un omaggio appassionato e commovente che non può che concludersi con un lungo e "accorato" applauso, lo stesso che noi spettatori avremmo tributato ad Anna Magnani se fosse stata ancora tra noi.
Caterina Costantini in
CARA ANNA MAGNANI
scritto e diretto da Caterina Costantini
durata un atto unico di circa 65 minuti
AGGIORNAMENTO SUCCESSIVO
Nel 2017 il Ministero dei Beni Culturali (Mibact) dedica all'attrice una mostra dal titolo Anna Magnani, la vita e il cinema, a cura di Mario Sesti. Riportiamo il relativo comunicato stampa e di seguito alcune immagini.
Dal 22 luglio al 22 ottobre, nella Sala Zanardelli del Vittoriano, sarà possibile visitare la mostra Anna Magnani, la vita e il cinema, un percorso culturale tra oggetti, fotografie, materiali audio e video inediti che ripercorre la figura dell’attrice, dai suoi esordi nel teatro e nella rivista fino ai successi di Cinecittà e di Hollywood. L’esposizione è curata da Mario Sesti, regista, giornalista e critico cinematografico, che, per l’occasione, si avvale della collaborazione della Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia e dell'Istituto Luce, che hanno messo a disposizione i loro archivi fotografici. La mostra ripercorre, da una parte, la filmografia dell'attrice di Roma città aperta e Bellissima con la ristampa digitale di foto tratte da pellicola o da set, dall'altra, mappa la sua presenza nella vita sociale e culturale dell'epoca con un vasto materiale di foto di cronaca in parte inedite.
La dichiarazione di Mario Sesti: “È un viaggio all'interno dell' immaginario e della memoria di un'icona il cui corpo e la cui rappresentazione irradiano ancora oggi un senso inconfondibile di questa personalità così nota e popolare. La mostra scopre anche uno scorcio forse inedito, su una Magnani privata, domestica, libera tra le pareti e gli angoli della propria casa. Questa mostra che disegna la densità di una biografia e del suo riflesso nel Cinema (e viceversa) intende innanzitutto raccontare, anche a chi per età non abbia visto i suoi film, come la Magnani abbia saputo costruire e offrire lo spessore di una soggettività femminile capace di connettere un abisso antico e recente di dolore con il sogno inesauribile di felicità e cambiamento”.








