School of Rock The Musical (review)

School of Rock The Musical è l'unica scuola dalla quale non si vorrebbe mai uscire. Adatta ai bambini di ogni età

immagine della live room Gibson
m&s - La Live Room Gibson

Il pubblico affluisce lentamente e costantemente all'interno della sala londinese nel West End che per 21 anni consecutivi è stata la "casa" di Cats, attorno a noi sono rappresentate tutte le età, con ovvia predominanza di famiglie, vista la tipologia dello spettacolo. Organizzazione e accoglienza perfetta, con tanti punti di piacevole intrattenimento, come la Live Room della Gibson, dove è possibile imbracciare una delle chitarre di scena, farsi scattare una foto da un gentilissimo addetto e partecipare ad un concorso, con in palio proprio la Gibson brandizzata School of Rock (non abbiamo vinto, ma ci siamo divertiti ugualmente, ndr). 

Puntualissime si spengono le luci e la voce registrata di Andrew Lloyd Webber informa il pubblico che i ragazzi cantano e suonano dal vivo. Ma non c'eravamo posti il problema, conoscendo l'assoluta cura maniacale e serietà del mondo dello spettacolo britannico. Come, oramai, non stupisce più di tanto l'importanza del palcoscenico, la bellezza delle luci e la pulizia del suono, la piattaforma ruotante, l'incastro automatico delle scene che trasforma in pochi secondi l'ambiente del racconto. Impensabile da altre parti, ma normale qui. D'altra parte non si fanno 15 milioni di spettatori (il West End fattura circa 1 miliardo di sterline l'anno, il 60% con i Musical - fonte BBC) per caso.

Quello che non ci aspettavamo era che Andrew Loyd Webber ripartisse dal suo capolavoro rock del 1970 - Jesus Christ Superstar - confezionando un tema musicale originale e toccante, ancora più ricco degli elementi "classici" del rock, affidato a Glenn Slater per i testi, a Julian Fellowes per il libretto e a Laurence Connor per la regia. Il risultato finale è un divertimento assoluto (ipotizziamo non solo per il pubblico) per le due ore e passa che il Musical è in scena.

Cast incredibile con una scelta di assoluta somiglianza (anche fisica) con gli amati personaggi del film. David Fynn (Dewey) è indiavolato, canta, balla, recita per tutto lo spettacolo non prendendo mai fiato. Praticamente identica alla direttrice cinematografica, Florence Andrews, un passato in molte altre opere musicali e una voce incredibile ("Queen of the Night", "Where Did The Rock Go"). Eccellente anche il "vero" Ned Schneebly (interpretato da Oliver Jackson), ma sarebbe ingiusto e assolutamente fuori luogo non riconoscere che tutto il cast coinvolto - tutti con una solida esperienza teatrale - merita un applauso lungo e reiterato, almeno quante le volte che ogni fan ha visto "School of Rock", il film, dal 2003 in poi.

I bambini meritano comunque una menzione a parte, divisi in tre diversi cast, mantengono perfettamente la scena, qualsiasi cosa facciano. Bravi e divertenti nel recitato, fantastico il duetto tra Ned/Dewey e Summer al momento delle audizioni. La bambina accenna "Memory", il maestro la ferma e le dice che non vuole più sentire quella canzone in quell'edificio, la battuta risulta più apprezzabile per chi abbia seguito l'eccezionale (ma non per questo meno meritata) carriera artistica di Webber, maestro incontrastato (e se continua così lo sarà ancora per molto!) del Musical inglese (quindi mondiale).

Se sono bravi nel recitare è nel loro essere Artisti musicali che i 13 bambini in scena danno ancora di più. Comprendiamo come l'annuncio in apertura fosse necessario: se non avessimo avuto le assicurazioni del compositore, avremmo anche potuto credere alla necessaria presenza di basi registrate, invece tutto quello che abbiamo il grande piacere di vedere e sentire è prodotto dal vivo, con la band di "supporto" che si trova in un angolo a mezza altezza e che si diverte ad incitare i "colleghi" del Terzo Millennio, quando non è impegnata a suonare.

La storia si dipana identica alla pellicola su cui è basata, stesso coinvolgente ed educativo messaggio, con - nel finale - il pubblico teatrale talmente immedesimato nello show da essere tutto in piedi ad applaudire e chiamare "School of Rock" per la seconda uscita dei bambini alla "Battle of the Bands". La scena si confonde con la realtà, o viceversa, in ogni caso è un trionfo. Lo spettacolo termina con gli applausi scroscianti e prolungati delle mille persone presenti e con il tempo che è veramente passato in un attimo.

Dobbiamo essere veramente grati ai figli di Andrew Lloyd Webber per aver costretto - al terzo tentativo - il padre a vedere il film e alla Signora Webber per aver negoziato (7 anni!) con la Paramount Pictures per ottenere i diritti. Ma il ringraziamento più grande va al compositore, per aver rinunciato alla sua caratteristica più melodica e "classica" (citiamo ad esempio The Phantom of the Opera) ed essere riuscito, non mettendosi al riparo con una colonna sonora di hit (quella eccezionale già presente nel film), a confezionare coraggiosamente un'opera rock adatta ad ogni "bambino" in grado di emozionarsi all'interno di un teatro, a prescindere dalla reale età anagrafica.

Altra nota pregevole e dichiarativa di grande sensibilità per la musica: le scuole che vogliono mettere in scena il proprio School of Rock possono farlo, gratuitamente, per tutto il 2017. Sorvoliamo su come certe teste (poco) pensanti italiane avrebbero accolto il fatto che una delle coppie di genitori in scena sia omosessuale, con bimba presumibilmente adottata, ma fortunatamente siamo in scena a Londra. 

Uscendo dal Teatro si ha il tempo per passare al merchandising, ma quello che più avremmo gradito non è in vendita: il modulo di iscrizione alla School of Rock. Peccato, saremmo tutti tornati volentieri sui banchi, pardon amplificatori, di scuola. Aggiornamento: agli Olivier Awards 2017, School of Rock The Musical - con 3 nomination - ha meritatamente conquistato il premio nella categoria "Outstanding Achievement in Music".

(si ringrazia la produzione per aver concesso l'utilizzo delle foto di scena di Tristam Kenton - tutti i diritti riservati)

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
Change privacy settings