La pianista perfetta (recensione)

Guenda Goria è la protagonista dello spettacolo-concerto incentrato sulla figura di Clara Schumann

Dal fondo della sala due figure si avvicinano lentamente verso il palco su cui campeggia un unico e fondamentale elemento: il pianoforte. Sono evidentemente un uomo, anzi un ragazzo, e una donna che cammina altera, esplorando il luogo e protestando. Ci troviamo in un teatro ancora chiuso e in disordine, dove a breve intuiamo lei terrà il suo prossimo concerto.

Clara Schumann (Guenda Goria) sempre lamentandosi con Ludwig (Lorenzo Manfridi), il suo temporaneo assistente messo a disposizione dalla direzione, si libera del mantello, svelandoci la sua bellezza volitiva e la forte espressività di una donna determinata che non può e non deve cedere un passo a chi le è intorno. Lo sbarazzarsi del mantello permette al pubblico la visione del ricco abito che la donna indossa, evidentemente è già pronta per andare in scena.

“La mia immaginazione non può figurarsi una felicità più bella di continuare a vivere per l’arte”, così Clara descrive la sua “missione”, quella per la musica, vocazione che si scontra con chi organizza i concerti (“l’arte va pagata” / “l’impresario parla d’arte, l’artista di soldi”), dimostrandoci che due secoli fa (il testo di Giuseppe Manfridi trova ambientazione nei primi mesi del 1856, da lì a poco Robert Schumann sarebbe scomparso) c’era veramente poca differenza con l’epoca attuale e che il disincanto provato per un mestiere così poco considerato dalla società non è appannaggio solo di quella del XXI Secolo, anche se oggi si fa molto per cancellare ogni afflato culturale.

L’incontro/scontro con il giovane Ludwig, colpevole di essere “amico” della figlia del guardiano del teatro (motivo per il quale è stato coinvolto nella difficile gestione dell'irascibile artista), man mano che la superficiale conoscenza procede, attenua i suoi toni, o meglio la pianista si ammorbidisce, anche se è facile incolpare il ragazzo di ogni incidente di percorso: a partire dall’accordatore che ancora non si è presentato o le luci che non sono ancora state accese o il baule che è andato perduto.

Clara è una donna stanca, disillusa e amareggiata, sulle sue spalle il sostentamento di una famiglia troppo numerosa (ha 8 figli), la malattia del marito (“con un concerto si paga la retta di un mese di manicomio”), il confronto “familiare” che per quanto lo si provi a superare è comunque sempre presente e fin troppo opprimente (“Suono Liszt e applaudono la pianista, suono Schumann e applaudono il compositore”). Ma allo stesso tempo esiste anche la grande complicità dell'amore, non solo per la musica. Poi c’è la confortante e discreta presenza di Johannes Brahms (la persona e non il compositore), ma soprattutto c’è il mistero del modesto mazzolino blu. Chi lo avrà mandato?

Una bella interpretazione doppia di Guenda Goria (come pianista e come attrice) che ci restituisce un tratteggio delicato e alternato di una donna che non può mai commuoversi, non deve piangere, non deve rilassarsi, nemmeno quando si siede davanti al suo amato pianoforte. Attorno a lei un mondo che non perdona, che non concepisce una donna “brava” quanto un uomo, che non è in grado di provare empatia per chi non vuole essere allineata al pensiero comune. Un bel testo che sa miscelare la recitazione con l'esibizione dal vivo, convincente sin dalle prime battute. Per fortuna di Clara, c’è sempre la musica con cui farsi scudo: ma è sufficiente questo? Ne dubitiamo, difficile nel XIX Secolo, concretamente impossibile oggi. E prima non c'erano nemmeno i reality (o i contest) con cui doversi misurare.

LA PIANISTA PERFETTA
spettacolo-concerto su Clara Schumann di Giuseppe Manfridi
con Guenda Goria e con Lorenzo Manfridi
regia di Maurizio Scaparro
assistente alla regia Felice Panico
musiche - eseguite dal vivo da Guenda Goria - di Robert Schumann, Ludwig van Beethoven, Felix Mendelssohn, Johannes Brahms, Franz Listz, Clara Wieck Schumann
riconoscimenti Premio Franco Cuomo come miglior interpretazione femminile
durata 70 minuti senza intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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