L'immaginario collettivo, degli spettatori ma anche degli addetti ai lavori, è già saldamente occupato da un capolavoro cinematografico di Billy Wilder del 1955, con una superba Marilyn Monroe che, iconicamente, fa perdere la testa (e come dargli torto) a Tom Ewell, dirigente di mezza età lasciato in città dalla famiglia durante le vacanze estive. Alla scena del refrigerio sulla grata (molto imitata ma mai eguagliata, nemmeno lontanamente) sono poi - come sempre succede - arrivati molti epigoni, anche "nostrani". Noi ne scegliamo uno - divertente - su tutti: Mariti in città del 1958 di Luigi Comencini. A dimostrazione di come la dicotomia tra uomo solo e oppurtunità di tradimento abbia sempre funzionato, almeno negli ultimi 70 anni di intrattenimento visivo. Di conseguenza non poteva sottrarsi nemmeno Eric Assous (2 Premi Molière, il massimo riconoscimento teatrale di Francia) che licenzia nel 2004 una sua commedia dal titolo Les Montagnes russes che troverà sul palco "casalingo" addirittura Alain Delon assieme ad Astrid Veillon, per la regia di Anne Bourgeois.
Nella versione italiana (la traduzione è di Giulia Serafini e la regia di Marco Rampoldi) abbiamo Corrado Tedeschi nei panni dello sposato e padre, ma momentaneamente solo in casa. Pierre, questo è il suo nome, ha finalmente (almeno pensiamo noi) tutta quella libertà di azione che la famiglia per ovvi motivi impedisce e può di conseguenza corteggiare fino allo sfinimento Juliette (Martina Colombari), incontrata casualmente in un bar. E a questo punto per noi è stato inevitabile il richiamo verso un'altra commedia, sempre francese e sempre interpretata da Corrado Tedeschi, di alcuni anni fa, Notte di follia, ma è probabile che siano tutti figli, legittimi o meno, di Quando la moglie è in vacanza.
Pierre è evidentemente arruginito nei suoi tentativi abbastanza bislacchi di convincere Juliette a passare il resto della serata a casa sua. Fortunatamente per lui la malcapitata (ma lo sarà realmente?) si trova costretta ad accettare l'invito, dando però vita a un duello verbale dove, fin dagli inizi della schermaglia, l'uomo è chiaramente il soccombente. Jiuliette, infatti, cambia continuamente pelle (non c'è nulla di scabroso o di vietato ai minori in scena), costringendo il malcapitato (stavoltà sì) alla ricerca di avventure a doversi riadattare nel tentativo, costantemente infruttuoso, di comprendere chi ha realmente di fronte.
Jiuliette è una escort? una giornalista? un'estetista? Si confiderà finalmente con Pierre, che verrà in conclusione al bandolo della matassa? Sarà soddisfatto o meno di quello che verrà a sapere? Ma sarà la verità? Tante domande per tante curiosità che possono trovare risposta solo vedendo la commedia, ovviamente.
Le montagne russe non sono solo l’attrazione da luna park che in modo inaspettato entra in gioco nella trama dello spettacolo. Sono soprattutto simbolo del continuo meccanismo di salita e discesa vorticosa in cui i due protagonisti si trascinano a vicenda. Non è possibile raggiungere un punto di equilibrio. Ogni volta che una realtà sembra essere accertata, viene rimessa in discussione. E questo crea una dinamica fortissima, che accosta momenti di intenso divertimento ad altri di tensione, scrive il regista nelle sue note. E visto che la spinta adrenalinica è data dalle salite rallentate e dalle discese velocissime, per quale motivo dovremmo sottrarre allo spettatore queste sensazioni, raccontandogli di più?
Skyline Productions
Rara Produzione
in collaborazione con AR Spettacoli
presentano
MONTAGNE RUSSE
di Eric Assous
traduzione Giulia Serafini
con Corrado Tedeschi e Martina Colombari
regia Marco Rampoldi
scene Andrea Bianchi
costumi Giulia Rodofili
luci Manuel Luigi Frenda
musiche Luca Vitariello
assistente regia Lucia Marinsalta
assistente scene Claudia Marino
collaborazione drammaturgia Paola Ornati
durata circa 2 ore








