Da Gianni Clementi, prolifico autore contemporaneo, siamo oramai abituati ad aspettarci di tutto, ma che fosse in grado - da dichiaratamente romano (anche nei suoi testi) - di scrivere un bellissimo racconto musical-teatrale sulla Sicilia del secolo scorso, forse non l'avremmo mai sospettato. E invece è quello che abbiamo avuto il piacere di vedere, assistendo a una replica di "Barberia - Barba, capiddi e mandulinu".
Protagonista un bravissimo Massimo Venturiello - a sua volta di origine salernitana, ma per gli attori la nascita è sempre poco significativa - e la Compagnia Popolare Favarese, questa sì siciliana, una micro-orchestra "da barba" di 5 elementi (mandolini, chitarra, fisarmonica, "marranzano" e tamburello) che si è realmente formata, almeno agli esordi, nelle barberie siciliane, ed è perfettamente in grado di ricreare, a molti anni e km di distanza, le atmosfere e le sonorità della Sicilia dell'immediato secondo dopoguerra. Alla Compagnia va ascritta anche la composizione, oltre che l'esecuzione dal vivo.
L'incipit del testo prende la stessa strada di un capolavoro cinematografico, ma comico, d'oltreoceano, "A qualcuno piace caldo", immensa opera del 1959 firmata da Billy Wilder. Qui due divertenti musicisti impattano loro malgrado con la strage di San Valentino (regolamento di conti tra malavitosi realmente avvenuto il 14 febbraio 1929) e sono costretti a dileguarsi, dopo un travestimento (di Jack Lemmon) che da solo uno dei tanti riconoscimenti tributati. Per la barberia di Clementi, la partenza è simile: un giovanissimo "varveri" (barbiere) è costretto a fuggireda New York, dopo essere stato involontario testimone di un omicidio avvenuto in un barber shop. Al malcapitato giovane, in chiarissimo rischio della propria vita, non rimane che fare nuovamente i bagagli e imbarcarsi verso la Sicilia.
Tornato alla terra delle "arance rosse", precisamente a Ribera, il barbiere erediterà tutti i segreti del mestiere dallo zio, continuando nella tradizione di famiglia e mantenendo come fulcro dell'attenzione del piccolo paese la propria bottega, dove si somministra l'arte della barberia, mescolata ad altri mestieri e professioni, cultura e profumi di piccoli calendari, sentimenti e tanta musica, l'elemento maggiormente caratterizzante di questa pièce. Massimo Venturiello, barbiere, ospita nella sua bottega uno a uno tutti i musicisti e facendo loro, appunto, la barba, percorre anni di vita, semplice e complessa allo stesso tempo, fatta principalmente di odori, da quelli intensi e profumati dei "calendarietti" con le donnine a quelli della campagna assolata. E chi assiste viene trasportato in un istante nelle stesse atmosfere, ci sembra quasi di sentire il profumo degli asciugamani puliti e stesi al sole prima di essere riutilizzati o l'aroma alcolico del dopobarba e le semplici chiacchierate di paese.
Come ci ha dichiarato Massimo Venturiello, nel corso di una breve intervista pre-spettacolo, si tratta di "un omaggio passionale alla Sicilia", un tributo anche sensoriale, che non manca nemmeno dei profumi di Sicilia, che suggeriamo ai nostri lettori, perché sarebbe un peccato non riuscire a vedere. Un lavoro che ha, finora, girato tutta l'Italia, ricevendo sempre la stessa identica accoglienza, dall'estremo nord all'estremo sud. "Clementi è riuscito a cogliere l'anima della Sicilia, anche più di un siciliano. È uno spettacolo che vogliamo portare ancora al pubblico per anni, senza modificarlo. Non saprei proprio cosa toccare, mi piace così". E a giudicare dall'accoglienza, leggi applausi, non solo per lui è così.
BARBERIA
Barba, capiddi e mandulinu
di Gianni Clementi
con Massimo Venturiello
con Pasquale Augello, Peppe Calabrese, Nino Nobile, Maurizio Piscopo, Mimmo Pontillo
regia Massimo Venturiello








