La scala a chiocciola (recensione)

Versione teatrale italiana, adattata da Anna Masullo (anche regista) e Andrea Ruggieri, del celebre romanzo di Ethel Lina White

una scena dello spettacolo
m&s - una scena dello spettacolo (foto © media & sipario)

"La Scala a Chiocciola" è un noir gotico pubblicato nel 1933, autrice la gallese Ethel Lina White, arrivata alla scrittura in età matura e nota al grande pubblico (almeno a coloro che leggono con avidità i titoli di testa) per la doppia trasposizione cinematografica di due suoi romanzi: questo - trasferito in film da Robert Siodmark nel 1946 (con Dorothy McGuire e Ethel Barrymore) - ma soprattutto il precedente "The Lady Vanishes" (1938) di Alfred Hitchcock. Solo 12 romanzi nel curriculum artistico della scrittrice, ma sicuramente di grande impatto e suggestione, malgrado la schiacciante concorrenza della più grande di tutti, al maschile o al femminile che sia. Il film di Siodmack sfrutta abilmente tutte le atmosfere del genere - e le ampie possibilità offerte della pellicola - per incutere nello spettatore la stessa angoscia patita dalla giovane e delicata dama di compagnia, oggetto delle mire di un assassino seriale.

Tutto il racconto (letterario, cinematografico e teatrale) si svolge all'interno di casa Warren, dominata da un efficace ponte scenografico che conduce alla camera da letto dell'anziana padrona di casa (ottima l'interpretazione "maschile" di Franco Sciacca), con sullo sfondo la famosa ed inquietante "scala a chiocciola". Nella casa vivono, convivono, si scontrano e si incontrano tutti i personaggi protagonisti, con una sottilissima venatura umoristica appannaggio della sola domestica (Barbara Abbondanza), indaffarata nelle incombenze della sua quotidianità, ma soprattutto "chioccia" della giovanissima Helen (Martina Carletti), malgrado faccia di tutto per spaventarla, o aiutarla a percepire maggiormente il pericolo, dipende dai punti di vista e dal taglio che se ne vuole percepire.

La storia è sicuramente nota agli amanti del genere: l'esistenza della giovane Helen è minacciata dalla presenza nel circondario di un assassino seriale. Nella casa dove vive è in corso la difficile relazione tra la segretaria (Linda Manganelli) e il debosciato Stefano (Claudio Garruba), sotto l'occhio e atteggiamento sprezzante del professor Warren (Giovanni Carta). Ambiguo il comportamento della nuova infermiera (Silvia Siravo), insofferente ai consigli del giovane medico (Riccardo Cascadan), segretamente, ma non troppo, innamorato di Helen. Completata la conoscenza dei personaggi, chi sarà l'assassino (o l'assassina) nell'adattamento di Anna Masullo (anche regista) e Matteo Rigola? Si saranno attenuti al "classico", romanzo o film, o avranno preferito stupire il pubblico? Non vi aspettate un suggerimentoda parte nostra, solo perché lo abbiamo già visto, nemmeno accennato. Con il giallo valgono sempre le stesse regole: usciti dal teatro, bocche cucite.

Non possiamo non avvisare il lettore/spettatore (nel nostro caso solitamente l'uno e l'altro coincidono) che Anna Masullo ha preferito non rifarsi al film, ma al romanzo originale, di conseguenza se da una parte ha dovuto giocoforza rinunciare al montaggio, ai primi piani e al bellissimo bianco e nero in stile Rank Organisation (che sarebbero comunque mancati), molto più efficace del colore nell'incutere terrore ("Shining" a parte), dall'altra parte ha fatto riacquistare - come da romanzo - la voce al suo personaggio principale, in ogni caso ben giocando con la musica (Alessandro Molinari) e le luci (Marco Catalucci) per aiutare a creare e mantenere la tensione necessaria ed auspicata in un racconto teatrale di questo genere. Il cast non presenta sbavature e partecipa con la necessaria concentrazione alla resa complessiva. I tempi del recitato sono correttamente enfatizzati per la linea classica, alla Edgar Alla Poe, che si è voluto prendere. L'amante del genere esce soddisfatto dalla visione dell'opera. Peccato non si possa eliminare, momentaneamente, il colore dai nostri occhi. Ma di questo ci possiamo fare sicuramente una ragione.

LA SCALA A CHIOCCIOLA
di Ethel Lina White
adattamento Anna Masullo e Andrea Ruggieri
regia Anna Masullo
con Martina Carletti, Barbara Abbondanza, Linda Manganelli, Claudio Garruba, Franco Sciacca, Silvia Siravo, Riccardo Cascadan, Giovanni Carta
costumi Valentina Bazzucchi e Matteo Rigola
musiche Alessandro Molinari
luci Marco Catalucci
costruzioni Mario Di Gregorio e Diego Caccavallo
capo macchinista Nur Al Kudsi
aiuto regia Flavia Marziali
assistente alla regia Clarissa Bottacci
ufficio stampa Alessia Ecora
durata 115 minuti, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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