Ucciderò il gatto di Schrödinger (recensione)

Se non apprezzate la fisica o vi è stata insegnata male, evidentemente l'insegnante non era un'attrice teatrale

Gabriella Greison in tuta adidas gialla
m&s - Gabriella Greison in tuta adidas gialla

Alice (Gabriella Greison) entra in scena indossando la celebre tuta gialla con bande nere indossata da Uma Thurman nei "Kill Bill" di Quentin Tarantino, le manca però la katana, che è stata sostituita da un più innocuo zainetto. Evidentemente il costume fa il personaggio, perché la protagonista, rivolgendosi al pubblico, continua a minacciare un "vi vengo a prendere", anche se non sembra provocare un grande effetto. Forse se la minaccia divenisse quella di una interrogazione, anche se in didattica a distanza, potrebbe sortire veramente un brivido di terrore in chi sta assistendo, con l'immediato ricorso ad una qualsiasi forma di giustificazione per smarcarsi. Immaginiamo quante webcam e microfoni andrebbero improvvisamente in tilt (stiamo assistendo alla lezione/spettacolo in streaming).

Scampato pericolo. Alice Schrödinger non ha, fortuna nostra, intenzione di mettere alla prova le nostre (scarse) riminiscenze scolastiche, ma vuol rendere avvincente una disciplina scientifica tra le meno amate (e meno comprese) dagli studenti delle superiori, trasportandoci con un semplice viaggio temporale nella vita dei suoi protagonisti, che prima di essere eminenti fisici e successivi Premi Nobel rimangono esseri umani come noi, anche se molto più talentuosi per la fisica quantistica. E difatti veniamo immediatamente colpiti dalla particolare abitudine di Alice, 28enne, di fare jogging nei cimiteri. Sarà pure una stranezza, ma chi non ne ha? Fa incontri su Tinder e dorme 12 ore al giorno, e allora? Si dichiara una femminista con le gambe brutte (sono celate dalla tuta, quindi non possiamo esprimerci, ma anche se così fosse, non è poi così vincolante) e colleziona fallimenti. E' la classica ragazza che, alla soglia dei 30 anni, inizia con il solito e impietoso bilancio della propria vita. A questo punto, però, il parallelismo con Lucrezia di Silvia Ziche è immediato e ci rende l'Alice protagonista dello spettacolo teatrale (tratto dall'omonimo romanzo di Gabriella Greison) immediatamente ancora più simpatica.

Il racconto di vita degli Schrödinger - perché nel frattempo si è aggiunto anche papà Erwin (Nobel nel 1933), interpretato da Marco Caronna, anche regista della pièce - si incrocia quindi con la fisica. Siamo immediatamente affascitati dal primo e cerchiamo di comprendere la seconda che non è più un qualcosa di vago e impossibile, non ci sono formule tanto lunghe quanto poco comprensibili, ma brevi dichiarazioni (gli opposti sono uguali / dove finisce Newton e inizio io?) che si spostano su uno scenario maggiormente visionario e filosofico. Se fossimo in musica non stonerebbero molti dei brani scritti e portati al successo da Franco Battiato (in realtà il commento musicale è di Fabio Cinti). Ed è innegabile che non è necessaria una laurea scientifica per riconoscere i nomi illustri citati (uno su tutti Albert Einstein) e farsi quindi condurre in un duetto recitativo tra un padre e una figlia, dove il contenitore esibito sul palco, con il gatto Bill chiuso all'interno, costituisce il coup de théâtre che si attende fino... ma non penserete mica che ve lo diciamo? I teatri hanno anche riaperto, quindi lo spettacolo, anzi, gli spettacoli di Gabriella Greison potrebbero sicuramente arrivare a corta distanza della vostra sala preferita. E ve lo auguriamo proprio.

Ha tanti meriti questo spettacolo, difficile inanellarli uno sull'altro senza ricorrere ad una formula matematica, ma ci proviamo ugualmente, citandoli alla rinfusa. Il primo è sicuramente quello della facilità di fruizione che va di pari passo con la qualità recitativa espressa dai due attori in scena (Bill non ha battute), Gabriella Greison in particolare è a suo agio e come attrice, e come divulgatrice, ricevendo applausi (purtroppo silenziosi, vista la distanza) in entrambi i casi. Il racconto è sicuramente coinvolgente (ci ha ricordato l'atmosfera del Copenaghen di Michael Frayn) ed ha il pregio di farci capire che ciò che ci è sempre sembrato difficile, è probabile che ci sia stato presentato molto male, da insegnanti poco motivati. Un po' come quando si costringono i bambini delle scuole elementari ad assistere a "adattamenti" delle opere di Pirandello o di Shakespeare, ma messe in scena dalla compagnia "Sant'Eufrasio Piedimonte" (cit.) di turno. Poi ci si domanda perché non tornano in teatro da adulti! Ma forse quello che ci ha più colpito, proprio perché inaspettato, è l'uscita finale - a spettacolo concluso - di Gabriella Greison che ci ha per pochi minuti intrattenuto, ricevendo i nostri ringraziamenti come se tutti fossimo fisicamente nella sala con lei. Piccola "coccola" fondamentale, sia per chi era sul palco e sia per chi era a casa, perché quando è solo il "virus sulla bocca di tutti, ci vogliono parole di bellezza per uscire dalla crisi". Da parte nostra, gli applausi li "scriviamo" qui, non hanno suono, ma sono ugualmente sinceri. La nostra redazione desidera ringraziare, per la cortese collaborazione, GDG Press, ufficio stampa dello spettacolo.

UCCIDERO' IL GATTO DI SCHRODINGER
di Gabriella Greison
con Gabriella Greison e Marco Coronna
musiche Fabio Cinti
regia Marco Caronna
produzione Imarts
durata un atto unico più bellissima appendice finale per un totale di 72 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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