Otto donne, una casa di campagna isolata da una nevicata natalizia e un classico cadavere "ritrovato" in una stanza chiusa.
Se fosse la trama di un film sarebbe un thriller a tinte scure, intriso di suspense e tensione, dal tramonto all'alba. Invece è "Huit femmes" la pièce teatrale di Robert Thomas da cui è tratto "Otto Donne ed un mistero" per la regia di Guglielmo Ferro, nella sua prima tournée italiana. In realtà, un film lo è già stato, nel 2002, diretto da Francois Ozon con un cast femminile che vedeva impegnate tra le altre Catherine Deneuve, Fanny Ardant e Isabelle Huppert, a quest'ultima l'Orso d'Argento a Berlino per “il contributo artistico”.
Anni '50 del secolo scorso, preparativi per il Natale di una famiglia borghese francese nella residenza di campagna. Il capofamiglia, Marcel, viene trovato morto nella propria stanza con un pugnale infilato nella schiena. Le cose si complicano a causa dell'intensa nevicata e del telefono isolato, i due imprevisti (naturale il primo e volutamente artificiale il secondo) impediscono di fatto ogni contatto con l'esterno e richiamano le stesse atmosfere protagoniste del capolavoro di Agatha Christie "The Mousetrap". Alle abitanti della casa non resta che avviare una sorte di indagine senza la presenza di un investigatore per risolvere il mistero, confuse da misteriosi rumori e dalle tante loro menzogne. Ben presto si esclude che l'assassino sia venuto dall'esterno della casa e quindi non può che essere stata una di loro (forse). Anche se la soluzione del delitto non sembra essere mai il loro maggior cruccio.
Il pubblico segue in sala in assoluto silenzio, con il solo flebile rumore delle "celluline grigie" (cit.) che cercano di capire chi avesse più “validi motivi” di un'altra per arrivare all'omicidio. La moglie Gaby (Anna Galiena), o l'acida cognata Augustine (Debora Caprioglio)? La prima, elegante padrona di casa, distante dalle scelte del marito ed insofferente alle esigenze della famiglia; la seconda, segretamente innamorata di Marcel, ma disillusa e delusa dal genere maschile. Potrebbe essere stata l’avida Mamy (Paola Gassman), che sorprende tutti svelando la propria cupidigia. Sembrerebbe impossibile accusare le due figlie, la sedicenne Catherine (Mariachiara Di Mitri) e la poco più grande Suzanne (Claudia Campagnola), quest'ultima appena tornata dall'Inghilterra con un inconfessabile segreto (che uno spettatore maggiormente avvezzo al giallo non dovrebbe faticare troppo nella sua individuazione).
E se fosse stata l'enigmatica Pierrette (Caterina Murino), sorella di Marcel, il personaggio più volutamente noir, anche sostenuto in questo dall'algida presenza scenica dell'attrice. Da non sottovalutare le due governanti, dopotutto nel giallo classico il maggiordomo è sempre il primo ad essere sospettato, l'apparente dimessa Chanel (Antonella Piccolo) e la sensuale Louise (Giulia Fiume), entrambe - ovviamente - con i loro amori segreti (ma non troppo).
Un "gioco" al massacro verbale che prende maggiore corpo non appena ci si svincola dall'ingombrante presenza di Agatha Christie e si prende la strada dell'analisi familiare e della deriva totale del rapporto tra le consanguinee. Un incastro di parole che ricorda le atmosfere dei drammi radiofonici e si scosta dal noir, per approdare all'approfondimento psicologico delle menti femminili coinvolte. Peccato che il testo non abbia la firma di Mario Monicelli, ma non si può avere tutto, nemmeno in teatro.
Nel momento in cui le otto protagoniste decideranno di raccontarsi le loro verità, di scoprire i propri segreti e svelare il diverso rapporto che le legava a Marcel, si scopriranno i lati oscuri che saranno destinati a diventare comprensibili solo... andando a teatro.
La Pirandelliana, Compagnia Moliere, ABC Produzioni
presentano
OTTO DONNE E UN MISTERO
di Robert Thomas
traduzione Anna Galiena
adattamento Micaela Miano
regia Guglielmo Ferro
con Anna Galiena, Debora Caprioglio, Caterina Murino,
con la partecipazione di Paola Gassman,
e con Antonella Piccolo, Claudia Campagnola, Giulia Fiume, Mariachiara Di Mitri
musiche Massimiliano Pace
scene Guglielmo Ferro
disegno luci Aliberto Sagretti
costumi Françoise Raybaud
durata 110 minuti incluso intervallo









