Interno notte, luci spente nella sala affollata per l'ultimo debutto di Muratori di Edoardo Erba, regia di Massimo Venturiello, commedia giunta alle sue ultime "costruzioni" di scena dopo 8 stagioni teatrali di muri tirati su e giù, di palanche (da 4 metri) trasportate nei palcoscenici in più di 300 repliche italiane (con anche una trasferta tedesca).
Fiore (Paolo Triestino) e Germano (Nicola Pistoia) sono entrati di soppiatto, al buio, e guadagnano il palcoscenico, suscitando le prime risate del pubblico presente. Sono due muratori romani (molto romani) e sono stati incaricati di erigere un muro che divida ulteriormente la sala teatrale da anni chiusa, così facendo - ovviamente in maniera completamente abusiva - si otterrà un magazzino più ampio per l'adiacente grande magazzino.
Il lavoro illegale sarà ben retribuito - i muri costano cari - e Fiore e Germano potranno, con questi soldi, finalmente mettersi in proprio, acquistando a rate un camion (il pensiero corre ai Racconti romani di Gianni Franciolini, 1955) e dedicarsi alla loro nuova e più redditizia attività, o almeno così sperano, principalmente Fiore. I sogni dei due poveri diavoli si concretizzano nel sottile strato di calce tra mattone e mattone, il collante necessario per far crescere il muro che potranno frapporre tra brutto passato e roseo futuro.
Improvvisa nella notte di lavoro - determinato e furioso in cerca di riscatto sociale da parte di Fiore; rassegnato ed indolente da parte di Germano, che in fin dei conti sotto padrone ancora ci stava bene - arriva a rompere gli schemi una figura evanescente, delicata e sensuale: Giulia, la "Signorina Giulia", come si presenta la ragazza incontrando e seducendo "Tarquini Germano".
Il personaggio femminile è ovviamente preso in prestito da August Strindberg, come nel dramma dell'autore svedese è il simbolo dell'integrazione tra classi sociali differenti, tra genere maschile e femminile. E' un sogno? E' il fantasma di un'attrice del teatro? Oppure la rappresentazione di un "io" più elevato dei due semplici artigiani o delle loro speranze? Tutto questo e molto altro.
Signorina Giulia è la personificazione della "passione per il teatro" che chiama e non può essere ignorata, anche quando si vuole rimanere "più attaccati" alle cose reali. Ma è anche un elemento di rottura che fa litigare i due amici e li costringe ad ammettere verità personali finora taciute, in preparazione di un finale che lascia interrogativi e che va assolutamente visto in Teatro. E in fretta prima che i due muratori teatrali cambino lavoro, appendendo la cazzuola al chiodo.
Dopo 16 anni (la pièce ha debuttato il 20 novembre 2002 al Teatro Due di Roma, sancendo il sodalizio artistico del duo), lo spettacolo è un meccanismo ben oliato, senza pause o cedimenti. Il testo, cucito addosso agli attori come un perfetto costume di scena, esalta le caratteristiche e le caratterizzazioni dei protagonisti, perfettamente a loro agio nella romanità del ruolo, basandosi su personaggi reali che ancora si trovano nei cantieri italiani, ma sempre più rari, ormai "ce so' sti polacchi", ci dice Fiore. Molto bravi anche nella manualità, non ci stupirebbe che i due attori possano aver preso lezioni di "calce e carriola", per essere maggiormente credibili.
Lydia Giordano (in totale ci sono state ben "4" Signorina Giulia, le altre: Melania Giglio, Eleonora Vanni e Lenny Lippi) si integra perfettamente nella storia, sia nella notte vissuta dai due muratori, sia nella vicenda del "teatro nel teatro" ed è lei a provocare e impersonare la crisi di coscienza e la voglia di riscatto di chi, spesso, in vita tiene la "testa bassa" per scelta, per rassegnazione, per vigliaccheria, per circostanze, ma che poi trova il coraggio, o la rabbia, per rialzarla. Nel dramma di Strindberg Giulia si suicida, mentre qui dichiara: "Chissenefrega di Jean, io mi cerco un altro uomo".
Tre personaggi, più uno, il "muro", elemento scenico fondamentale che appare all'apertura del sipario sul secondo atto con un fortissimo impatto emotivo, portando alla mente un altro muro, stavolta musicale e simbolo di alienazione. Uno spaccato di vita dai risvolti onirici che fa riecheggiare William Shakespeare, perché "siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni". Gli attori confermano nei ringraziamenti finali, presenti autore e scenografo, che presto si andrà in "pensione" e quindi, perché non approfittare per costruire - mattone dopo mattone - non un muro, ma riflessioni sulla vita?
Diaghilev
in collaborazione con Fiore&Germano
presenta
MURATORI
di Edoardo Erba
con Nicola Pistoia e Paolo Triestino
e con Lydia Giordano
regia Massimo Venturiello
scena Francesco Montanaro
costumi Sandra Cardini
luci Marco Laudando
ufficio stampa Maya Amenduni








