Lele (Luis Molteni) è un anziano tornato a Roma dopo aver vissuto per molti anni a Berlino, lavorando in un ristorante italiano (Der Alte Stiefel / Il Vecchio Scarpone). Bisognoso di assistenza l'ex pizzaiolo ha convinto i suoi cinque nipoti ad accudirlo, non per affetto familiare, ma in cambio della nuda proprietà dell'appartamento in cui vive. I ragazzi accettano e suggellano l'accordo davanti ad un notaio. D'altra parte, fatti i conti, chi potrebbe rinunciare ad 80.000 euro (la quota pro capite) piovuti letteralmente dal cielo?
I cinque, anche se legati dal sangue, non potrebbero essere più diversi tra loro: Marina (Ilaria Nestovito) è una rampante agente immobiliare, abituata a raccontare panzane ai clienti e insofferente nei confronti di chi è diverso da lei; è tutto all'opposto Rita (Giulia Di Tommaso), convinta paladina delle minoranze, costi quel che costi; Esaù (Emanuele Di Luca), il fratello di Rita, è un disadattato (dai validi motivi che si capiranno poi) ed è tossicodipendente; Rosalba (Irene Cedroni) è una fastidiosa e inaffidabile ipocondriaca; infine Piersilvio (Alessio Chiodini), fratello di Marina, eterno studente universitario senza la minima prospettiva. Un gruppo così eterogeneo e sbandato come può pensare di riuscire ad occuparsi di un anziano che, tra le altre cose, sembra soffrire di continue amnesie e allucinazioni?
Lele ritorna nei suoi incubi costantemente al suo periodo berlinese, era nella Capitale tedesca quando, nell'agosto del 1961, improvvisamente la città venne divise e vennero divisi - in alcuni casi per sempre - gli affetti, anche i suoi. Lele è nella Berlino Ovest, mentre la sua amata Dorotea, comunista convinta, è nella zona Est, sicura che un muro è sicuramente preferibile ad una guerra, così come è rimasto intrappolato nella DDR un altro amico, il sarto Gunther, ma per colpa dell'italiano, d'altra parte come avrebbe potuto sapere cosa stava per succedere? Lele quindi mescola il brutto passato fatto di ricordi dolorosi e melanconia ("i muri servono a sorreggere le case e non per dividere le persone"), con il brutto presente fatto di nipoti che - nello stile affettuoso dei "Parenti Serpenti" di Mario Monicelli - non vedono l'ora che scompaia per dividersi i proventi dalla vendita dell'appartamento (stimato 400.000 euro). Ma c'è un particolare, fondamentale, che gli "affettuosi" giovani non sanno e che, come sempre, va scoperto in teatro.
Note di regia: In questo spettacolo tentiamo tutti di ragionare su ciò che è stato e su ciò che non dovrebbe più essere in un momento pericoloso dove altri muri, vicino e lontano da noi, si vorrebbero rialzare. Tutti i muri sono sbagliati, sono lontani dal dialogo e quindi dalla civiltà e dalle conquiste fatte da chi ha combattuto ed è morto perché non ce ne fossero altri. Lontani i tempi in cui Kennedy diceva “Un maledetto muro è meglio di una guerra” e forse in quel momento aveva ragione. Sappiamo che la guerra non ci fu ma sappiamo anche che il muro fu per anni sofferenza terrore e morte. Oggi non vogliamo né gli uni né le altre.
Compagnia DiciannoveeVenti
in collaborazione con Etherea Omnis
presenta
NOI, I RAGAZZI DELLO ZIO DI BERLINO
di Gianfranco Vergoni
regia Marco Simeoli
con Irene Cedroni, Alessio Chiodini, Emanuele Di Luca, Giulia Di Tommaso, Ilaria Nestovito
e con la partecipazione straordinaria di Luis Molteni
disegno luci Federico Millimaci
aiuto regia Claudia Maria Loiacono
fonico Damiano Viotti
durata 1 ora e 40 minuti, escluso intervallo









