Lolite (recensione)

Genitori disattenti producono figli con problemi. Forse è meglio saperlo, o farsi un post-it, prima di metterli al mondo

Aurora (Benedetta Nicoletti), Azzurra (Chiara Scalise) e Mirko (Davide D'Innocenzo) sono tre studenti della Roma bene, come molti adolescenti (perché a 17 anni ancora questo sono) si sentono molto più grandi di quello che l'anagrafe certifica, hanno costanti conflitti con i genitori e sentimenti di ribellione che esprimono in modi diversi. Hanno anche un tenore di vita fin troppo superiore a quello che le loro famiglie possono consentire. Un campanello d'allarme per gli adulti? Probabilmente no. E per quale motivo, poi, porsi delle domande scomode?

Mirko è "fascista" come tanti suoi coetanei, non ha ovviamente visione storica del suo "credo" politico, ma questo non importa. Mirko non si fa domande, non cerca il confronto sulle proprie verità. D'altra parte gli basterebbe negare ogni evidenza storica e appellarsi ad alcuni luoghi comuni di sicura presa (treni in orario, sicurezza nelle strade, lavoro per tutti). Mirko è fascista, probabilmente perché i suoi amici lo sono, e questo gli basta. E' aggressivo con chi è più debole e un padre parlamentare che lo toglie costantemente dai guai. Il suo obiettivo a breve termine, promesso dal genitore, è quello di un orologio svizzero molto costoso, una forma di status symbol del quale ignora il valore tecnico, ne preferisce l'esibizione, magari in una festa a Ponza, durante la quale ballare, bere e "aiutarsi" (senza soluzione di continuità) fino a mattina.

Aurora e Azzurra hanno nomi ricercati, vestono (molto) firmato, hanno smartphone all'ultimo grido che giustificano, nel caso di Azzurra, dicendo di lavorare in un bar. Aurora è arrabbiata con se stessa e con il mondo, soprattutto con il padre, un uomo comune che si ammazza di fatica per mantenerla in un ambiente che non potrebbe, e non dovrebbe, mai permettersi. Ma tutto questo ha un prezzo pesante da pagare. Aurora e Azzurra sanno che sono in grado di attirare gli sguardi degli uomini e che tanti tra loro non si accontentano solo di guardare. Sono "uomini" che hanno denaro e che possono spendere quello che le ragazze chiedono loro, basta semplicemente far incontrare "la domanda" con "l'offerta".

Aurora, Azzurra e Mirko sono le tre principali vittime di "Lolite", sono vittime immolate per il mantenimento dell'apparenza, così che i genitori di Azzurra (Giancarlo Fares e Gilberta Crispino) possano continuare a frequentare ambienti che "contano", dove procacciarsi consulenze professionali, senza far caso a molto altro. Sono famiglie devastate non dalla prostituzione delle figlie, perché questo le due adolescenti fanno con la complicità del ragazzo (se ne facciano tutti una ragione!), ma dalla completa mancanza dell'assunzione di responsabilità che ogni genitore deve fare al momento in cui decide di mettere al mondo un figlio.

I due adulti in scena - gli altri sono presentati dalle parole dei figli - non si rendono conto di quello che sta loro succedendo, ignorano le richieste di aiuto della loro ragazzina, non si chiedono per quale motivo Azzurra indossi autoreggenti con sopra calzettine colorate e miniabiti così provocanti, segni visivi che un genitore - degno di questo nome - dovrebbe cogliere, predisponendosi con pazienza all'ascolto, non alla condiscendenza in un caso, o alla competizione fisica in un altro.

"Io ho paura! Io sono una ragazzina!", grida Azzurra, ma solo a sé stessa, in un momento di rabbia e disperazione, quando si trova in difficoltà con i suoi "clienti". Il suo dramma è quello di essere completamente sola, di fronte a qualcosa che non è un gioco, anche se i tre ragazzi non se ne rendono conto. E se avesse gridato al padre il proprio disagio? Questi avrebbe quasi sicuramente reagito, ipotizziamo, mostrandole una "paperella", ignorando così che non ha più di fronte una bimbetta, la sua bimbetta, ma una fragilissima giovane donna, che ha pieno diritto di crescere e di essere aiutata nel farlo. Manca da entrambi i genitori la banale consistenza di una carezza e di un abbraccio, il calore di un rapporto umano che nessuna borsa firmata può riuscire a bilanciare.

Il racconto teatrale lascia il segno, mette i cinque personaggi di fronte al giudizio di merito del pubblico, ma soprattutto getta addosso a chi guarda l'atteggiamento di resa incondizionata di "genitori" di fronte alle difficoltà nel rapporto familiare. Fondamentale l'interpretazione, sicuramente non semplice, dei cinque Attori in scena, in grado di fornire tutte le sfaccettature - anche fisiche - ai loro ruoli scenici. Tutti mettono in scena una delicata e sensibile capacità artistica che fa sopravanzare quasi immediatamente l'interpretato sull'interprete. Interessante e suggestivo l'uso del commento sonoro (non originale) che riesce, nel caso di una scena, a descrivere perfettamente gli atteggiamenti del "padre" (e della paperella), senza la necessità di una sola parola.

Altro merito, stavolta nella scrittura, che non giudica, ma si limita a fornire tutti gli elementi che consentono allo spettatore di farsi una propria opinione. Non si rischia di uscire dalla sala teatrale rimanendo indifferenti, lo "spettacolo" colpisce come un film di Larry Clark. Si sbattono in faccia i corpi di ragazzine violate dai "grandi", carnefici interessati solo alle loro "misure" e all'elenco delle "prestazioni" offerte. E poco, anzi nulla, importa che età abbiano, tanto sono le figlie di altri e poi, se lo fanno, evidentemente lo vogliono. Carne giovanissima e nuda acquistata al supermercato dell'indifferenza degli adulti.

Che cosa non ci è piaciuto di Lolite? Lievemente il titolo non proprio originalissimo, anche se significativo. Maggiormente il fatto che il suo autore abbia dovuto prendere spunto da fatti di cronaca realmente, purtroppo, accaduti. In questo specifico caso avremmo maggiormente gradito che la celebre frase attribuita a Gigi Proietti sulla falsità del teatro fosse rimasta un'acuta considerazione e non l'esatta esemplificazione di una "schifosa" realtà. 

Fondamenta Teatro e Teatri
presenta
LOLITE
con Giancarlo Fares, Gilberta Crispino, Chiara Scalise, Benedetta Nicoletti, Davide D'Innocenzo
testo e regia Francesco Sala
collaborazione alla regia Viola Pornaro
assistente alla regia Maria Lomurno

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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