Cinghiali (recensione)

Dopo la storia di Carlona, Veronica Liberale torna con un'altra favola, in forma di commedia teatrale

il cast di Cinghiali
m&s - il cast di Cinghiali in scena (foto © media & sipario)

Gli animali selvatici che stanno tormentando la Capitale (e non solo quella) si sono spinti nelle immediate vicinanze di Fontana di Trevi, si sono eretti sulle zampe posteriori ed hanno addirittura debuttato in teatro. Ovviamente ci riferiamo al nuovo spettacolo scritto (bene) da Veronica Liberale, per la regia di Pietro De Silva. Sul palcoscenico Duccio Camerini, Antonia Di Francesco, Veronica Liberale (come sempre nella duplice veste di attrice e autrice) e Giuseppe Zep Ragone.

Qualche giorno prima di entrare in sala avevamo, come sempre, amabilmente chiacchierato con l'autrice che, a proposito di questo nuovo spettacolo, ci aveva dichiarato: "Cinghiali è la descrizione della nostra società per tanti versi alla deriva e dello stravolgimento operato dagli uomini sulla natura, il tutto visto dagli occhi dei cinghiali, umanizzati e antropomorfi, che stanno su due zampe e si esprimono come noi... Ho voluto raccontare lo scempio che l'uomo ha fatto della natura, ma in maniera ironica, anche se veritiera. A ben guardare e ascoltare, ci farebbe molto piacere se tutti i "dumani" (la spiegazione della definizione vale già il prezzo del biglietto d'ingresso: non vogliamo rivelarla, ma fidatevi di noi) riuscissero ad esprimersi come i quattro "animali" selvatici protagonisti del racconto, anche se qualche termine poco educato - di derivazione (d)umana - lo hanno ereditato anche loro: non ne conoscono il significato, si limitano a pronunciarli, come i bimbi piccoli.

La scena si apre con Nerina (Antonia Di Francesco) e Calidone (Duccio Camerini) alle prese con la fame e con una campagna, Macchia Desolata, oramai divenuta ostile per mancanza di cibo, come se questo non bastasse, si unisce a loro anche Amaranta (Veronica Liberale) e la sua nidiata di cuccioli, tutti abbastanza discoli (ma basta la crudele minaccia di trasformarli in salsa per le pappardelle per calmarli) e ovviamente molto affamati. Amaranta è un'orgogliosa cignala maremmana, ma anche un'attenta mamma che si occupa dell'educazione della propria prole (ce ne sono ancora!). Il luogo è desolato e non offre più nulla, i dumani si fanno sempre più vicini e pericolosi (con i loro "bastoni stregati dalla cui cima esce il Grande Scoppio") e non resta altro da fare che allontanarsi. L'incontro con Red (Giuseppe Zep Ragone) convince il gruppetto a seguire quest'ultimo verso Dumania, dove Red vive con tutti i comfort, protetto e stimolato da Liliana, una underdog (per rimanere in ambito animale) con la quale ha fatto amicizia, perché tra esclusi ci si comprende e ci si sostiene.

Si parte per la città, alla ricerca di un luogo più sicuro, dove Amaranta potrà crescere i propri cuccioli e tutti gli altri troveranno finalmente pace e riposo, anche se per raggungere l'agognata meta bisogna costeggiare la pericolosa provinciale. Il viaggio non è semplice, gli strani oggetti luminosi e accecanti spaventano gli animali che reagiscono, appunto, come animali, provocando incidenti, ma anche la curiosità di una coppia di fidanzati che si sofferma a lungo a osservarli (divertente l'analogia espressiva osservata dal ragazzo tra il padre di lei e Calidone). Il viaggio della speranza (che ci evocato Hoppity va in città, delizioso film animato del 1941 di Dave Fleischer), viene interrotto da un'ulteriore tappa, prosegue e finalmente si intravede Dumania. A questo punto la nostra narrazione, come di consueto si interrompe, perché tutto il resto va visto in teatro, ancora meglio se lo farete accompagnati dai vostri figli che vi sapranno maggiormente condurre per mano, poetica e fantasia nelle atmosfere della commedia, ben resa dal cast artistico (tutti) e dalla studiata regia (a De Silva si devono anche le intuizioni delle mani degli attori trasformate in zampe anteriori e la scelta degli abiti di scena).

Molte le chiavi di lettura che, a nostro parere, hanno guidato la realizzazione di Cinghiali, favola senza essere una favola. Il tema animalista (quello maggiormente esposto) è facilmente sovrapponibile a quello degli ultimi o dei migranti con i loro barchini fatiscenti oppure dei nativi americani massacrati dall'uomo bianco. In ogni caso ci troviamo di fronte ad una comunità che è stata scacciata (o deportata) dal proprio habitat ed è stata costretta a cercare spazio e vita in una società (poco) civile che prima crea e poi mette agli angoli, infastidita anche solo dalla loro presenza. La costante distruzione delle risorse e lo stravolgimento che noi disumani stiamo attuando a scapito della Natura continua a presentare il conto, non definitivo, ma significativo, anche se ostinatamente non vogliamo rendercene conto. Ma se i cinghiali che affollano le nostre strade avessero la consapevolezza dei loro simili, teorizzati dallo stupendo e significativo La fattoria degli animali (George Orwell, 1945), cosa accadrebbe? E se possedessero anche loro quei bastoni dal grande scoppio, ponendosi in una posizione paritaria, anzi superiore vista la predominanza fisica? E se sostituissimo agli animali una qualsiasi altra categoria dei tanti ultimi che premono ai margini delle nostre Dumanie? Il teatro, come amiamo ripetere, pone domande, ad altri spetterebbero le risposte.

Alt Academy
presenta
CINGHIALI
di Veronica Liberale
regia di Pietro De Silva
con Duccio Camerini, Antonia Di Francesco, Veronica Liberale e Giuseppe Zep Ragone
aiuto regia Arianna Ferrucci
assistente alla regia Alessandra Persi
durata due atti di circa 90 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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