Tartuffe ou l'Imposteur risale alla seconda metà del '600, come suo preciso disegno drammaturgico Molière, come prima aveva fatto Plauto, si prende gioco del mondo che lo circonda, non risparmiando nessuno (con un'espressione sempre fuori luogo, almeno secondo noi, oggi si direbbe che "non fa prigionieri"), esponendo al divertimento del pubblico dell'epoca - e di chi ha assistito molto dopo, come noi - i tanti vizi (perché purtroppo le virtù sui palcoscenici, e non solo, non pervengono spesso) della società, comprensiva di coloro che hanno pagato un biglietto e stigmatizzano o commentano, ovviamente dopo essere usciti dalla sala teatrale.
Partendo da questo punto ben preciso, Nicasio Anzelmo ha ripreso l'opera originale, spostandola avanti nel tempo, ne è chiara dimostrazione l'abbigliamento della Compagnia Teatro del Sogno, che spazia cronologicamente ma senza fornire ulteriori e più precisi elementi che possano far individuare il periodo storico preciso dello svolgimento della pièce. Ma al pari della vita, visto che gli uomini non imparano dai propri malcostumi, ma li riadattano solamente per commetterne di nuovi, per quale motivo dal 1664 (anno del debutto del Tartufo, almeno per Wikipedia e noi ci fidiamo) in poi dovrebbe essere cambiato qualcosa? Forse la nostra società "civile", potendoselo permettere, è anche peggiorata, ma sui miglioramenti esprimiamo alcuni dubbi.
La vicenda ruota attorno alla malizia del protagonista, Tartufo (Victor Carlo Vitale), un uomo cui non si affiderebbe nemmeno per un minuto il proprio portafogli, anche se vuoto e con le carte di credito bloccate, eppure l'ingenuo (o sciocco) Orgone pende dalle sue labbra, lo ha accolto in casa e ne ascolta, applicando pedissequamente, ogni suggerimento. D'altra parte Tartufo è molto abile nel nascondere la sua vera natura di scroccone avido di potere e di sesso. Si finge mite e curvo, per poi divenire aggressivo e tornare - quando è necessario - a ostentare la sua maschera di uomo buono, dedito agli altri. In realtà, Molière sa, e noi spettatori assieme a lui, che per Tartufo solo una persona conta ed è lui stesso. Si fa beffe di chi gli aperta la casa, non rispettandone nulla, "non conoscendo affatto la statura di Dio" (cit.).
Volendo lanciarci in parallelismi ovviamente sempre estremamente azzardati, come amiamo fare, se potessimo spostare in avanti Molière, facendolo sedere sulla macchina del tempo di H.G. Wells, potremmo mostrargli le ridanciane e innocue bugie del "Miseria e nobiltà" ottocentesco di Eduardo Scarpetta, rese capolavoro cinematografico da Totò (diretto dallo specialista Mario Mattoli) nel 1954. E qui siamo certi che si divertirebbe come tutti noi. Sicuramente il sorriso si trasformerebbe in amarezza, se non pianto, prendendo nota dell'influenza esercitata sda Rasputin sulla corte di Nicola II di Russia e, venendo ai giorni nostri, ai tanti - quando va bene - imbonitori/truffatori e - quando va male - fanatici santoni che costellano la cronaca e la cronaca nera, purtroppo. Alla visione di tutto questo, siamo certi, il sig. Molière invertirebbe subito la rotta della sua macchina del tempo per tornare al suo periodo e al suo innocuo (a confronto) Tartufo.
TARTUFO
da Molière
adattamento e regia Nicasio Anzelmo
con Victor Carlo Vitale, Gioietta Gentile, Monica Guazzini, Giovanni Carta, Alessandra Fallucchi, Sergio Smorfa, Marco Usai, Giampiero Botta, Mario Scerbo, Ludovica di Donato
costumi Rita Forzano
scene Daniele Cupini
movimenti coreografici Gianfranco Friscia
disegno luci Valerio Sabino









