Quando eravamo repressi (recensione)

Isabella: Il sesso tra me e Federico è un po' come la saga di Guerre Stellari, un episodio ogni 4 anni

il cast artistico di Quando eravamo repressi
m&s - il cast artistico di Quando eravamo repressi (foto © Daniele Bianciardi)

Nel 1992 Pino Quartullo debutta al cinema firmando "Quando eravamo repressi". Il soggetto del film è basato su una sua commedia di due anni prima, gli interpreti sono lo stesso regista (nei panni di Massimiliano), Lucrezia Lante Della Rovere (Petra), Alessandro Gassmann (Federico) e Francesca D'Aloja (Isabella). Vittorio Gassman, produttore della commedia originale, ha un piccolo ruolo come sessuologo, personaggio che non troveremo nella versione teatrale.

Un quarto di secolo dopo la prima messa in scena, nel frattempo sono arrivati il telefonino e i social network, la vicenda ha incontrato di nuovo il tavolato dei palcoscenici, mantenendo in forma inalterata i problemi della coppia e di comunicazione (anche) sessuale, solo traghettandoli dal XX al XXI secolo. Ma poco è cambiato: le difficoltà affettive dei quattro personaggi sono solo state "aggiornate", alla versione "3.0". 

Isabella (Francesca Bellucci) e Federico (Matteo Cirillo) sono una giovane coppia di studenti (legge lui, gemmologia lei) che vive assieme ed è, ovviamente, in crisi. Per cercare una soluzione (o un palliativo) alle loro difficoltà sessuali ai tempi di internet, frequentano - o meglio cercano di - un gruppo di scambisti su Facebook. Finalmente i due accettano la proposta di una coppia sposata, leggermente più adulta di loro, e decidono di incontrarsi in uno squallido alberghetto sperduto nella campagna che circonda la città laziale di Latina.

I due "esperti" che li attendono sono la pugliese Petra (Annabella Calabrese) e il romano Massimiliano (Tiziano Floreani), assieme gestiscono una jeanseria e sembra - le apparenze sono fondamentali in questo racconto - che abbiano trovato un perfetto e solido equilibrio proprio nello scambio di coppia, che praticano da tempo e del quale sono "raffinati" cultori (con ampia dotazione di "accessori" coadiuvanti).

Appena arrivate nell'albergo, unico ad avere ancora due stanze comunicanti, le due coppie - che scopriremo ben presto soffrire entrambe delle stesse cadute di desiderio - si sottomettono ad una serie di fasi preparatorie per il successivo "grande ammasso". Ma nel corso della prima fase, quella più delicata della conoscenza e della necessaria fiducia che deve instaurarsi fra di loro, i quattro mettono più a nudo i propri sentimenti che i propri corpi, anche se fanno entrambe le cose, affrontando quello che gli sta capitando in maniera molto diversa.

Isabella, inizialmente recalcitrante, cerca un appagamento sessuale che non riceve da almeno 6 mesi, Massimiliano è più un teorico del sesso, del quale ha studiato ogni aspetto ed ogni possibile variazione. Un falso ignorante che sbaglia l'accento di "Guernica", ma conosce - almeno di nome - Masters e Johnson (noti sessuologi americani degli anni '60). Federico soffre di una confusione tra "causa" ed "effetti". Petra si è "costruita" un succinto abito da ninfomane, che indossa più per nascondere che per velare le proprie nudità.

"Il sesso tra noi è storia conclusa, non ci va di farlo. Ma al tempo stesso sentiamo che dobbiamo farlo. Che bisogna farlo, alla nostra età". E' l'amara considerazione che Isabella fa con Massimiliano. E questa forma di "costrizione" sociale racconta perfettamente il disagio della coppia. Il confronto/incontro/scontro, inevitabilmente, scatena situazioni imprevedibili, contrasti e chiarimenti, erotismo e riflessioni sulla coppia 3.0, perché "fare scambio di coppia è un tentativo estremo di salvare un amore". Il faticoso avvicinamento al momento del "grande ammasso" non diventa la soluzione del problema, ma la sovrapposizione di un "altro", ancora più complesso, che costringe le quattro persone a dirsi in faccia quello che sentono e il pubblico ad andarlo a sentire ed applaudire in teatro!

La commedia è divertente, i quattro interpreti giocano bene con il proprio ruolo, conferendo la giusta dose di "sensualità" e di comicità. Stando in scena a coppie, di volta in volta "scambiate", si mantiene sempre lo stesso buon livello, facendo risultare i personaggi omogenei e complementari l'uno all'altro. Pino Quartullo, nella duplice veste di autore e regista, riesce efficacemente ad ironizzare sulle difficoltà di coppia, evitando ogni forma di morale o giudizio. Non si calca mai la mano sulla "luce rossa", che assume più il tono del rosa pallido.

Il racconto ha sicuramente il merito di consegnare al pubblico le due coppie, che non si pensi siano così lontane dalla realtà, per quello che sono: quattro persone giovani, innamorate e molto simpatiche, con qualche difficoltà a letto e nella vita, probabile, ma con tanto bisogno di volersi bene, e magari anche di riuscire a dirselo. Una commedia sul sesso e sulla sua repressione? Forse, ma è più facile che sia una commedia sui sentimenti 3.0. Se si evitasse di reprimerli, si vivrebbe sicuramente meglio.

QUANDO ERAVAMO REPRESSI
di Pino Quartullo
con Francesca Bellucci, Annabella Calabrese, Matteo Cirillo, Tiziano Floreani
regia Pino Quartullo
scene Piero Pollinzi
musiche Federico De Feo e Isotta Giannetta
aiuto registi Lorenzo De Liberato e Matteo Fasanella
assistenti regista Michele Serlito e Simone De Feo
make up Francesca Vinciguerra e Claudia Ricci
scenografo collaboratore Valerio Verdecchia
hair stylist Marco Fava
costumi realizzati da Manifesto Costumista
produzione Ferruccio Barone
durata 105 minuti, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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