A qualcuno piace caldo (recensione)

 

A qualcuno piace caldo
m&s - A qualcuno piace caldo, Euridice Axen e Giulio Corso (foto © Tommaso Le Pera)

Anno Cinemi 1959. Billy Wilder dirige “A qualcuno piace caldo”, uno dei capolavori del cinema statunitense

Vincitore di un Premio Oscar e di tre Golden Globe, il film ha consacrato una battuta usata da tutti, anche dai profani: “Well, nobody’s perfect”. "Beh, nessuno è perfetto" è diventata una frase iconica, anche se nessuno la pronuncerà mai con l’aria serafica di Joe E. Brown davanti a uno sconvolto e sorpreso Jack Lemmon. Nel cast non solo Jack Lemmon, ma una - come sempre meravigliosa - Marilyn Monroe, per non parlare di Tony Curtis.

Un film partito da una storia vera - la cosiddetta “Strage di San Valentino” - e ambientato nell’epoca del proibizionismo. Racconta le vicende di due musicisti squattrinati, Joe e Jerry, sempre alle prese con bollette da saldare e soldi che se ne vanno in fumo con le corse dei cavalli. I due assistono, loro malgrado, proprio al celebre massacro da parte del gangster “Ghette” Colombo. Braccati dell’assassino e dai suoi uomini, trovano rifugio travestendosi da donne ed entrando in una band all-female jazz in partenza per la Florida. Ghette potrà mai trovarli nei nuovi panni di Daphne e Josephine?

Durante il viaggio stringono amicizia (la neo Josephine gradirebbe anche qualcosa in più) con Zucchero, voce del gruppo e suonatrice di Ukulele, affascinante ragazza con la passione per l’alcol e per i suonatori di sassofono, predilezione che sta sta cercando di convertire verso gli uomini ricchi perché, si sa, i suonatori di sassofono non portano mai da nessuna parte.

Il travestimento si fa doppio perché Joe/Josephine decide di vestire anche i panni di Junior, figlio di un magnate del petrolio, alla ricerca di una donna della quale innamorarsi. Mentre Joe/Josephine/Junior cerca di conquistare Zucchero, Jerry/Daphne fa breccia nel cuore di un vero miliardario. Il resto? Suggeriamo di gustarlo a teatro, magari rivedendo - o prima o dopo - il film.

La macchina comica teatrale odierna, nella regia di Geppy Gleijeses, non concede tregua scegliendo un timbro di eleganza retrò che cita senza rimanere imbrigliato - non riuscendoci completamente, almeno a detta di chi conosce il film a memoria - nella versione cinematografica della quale restituisce un adattamento del 1987, firmato da Mario Moretti (lo stesso autore di Love's Kamikaze).

Purtroppo il rischio di questi adattamenti è proprio quello - volenti o nolenti - di essere messi a confronto, non solo della messa in scena di un testo “sacro”, ma anche e soprattutto di cadere nell’equivoco che gli artisti non debbano vestire i panni del personaggio, ma quelli degli attori che lo hanno fatto precedentemente e il rischio per coloro i quali ne scrivono è di incappare nel recensire il confronto e non la performance.

Ottima la scelta del cast. Giulio Corso nei panni di Joe/Josephine/Junior appare pienamente calato nel ruolo. Attraente e assolutamente credibile come alter ego del Tony Curtis di cui tutte le donne potevano  innamorarsi. Anche Gianluca Ferrato (Jerry/Daphne) regge bene il rischio derivante dai continui confronti, con un plauso in più per la sua performance comica. Euridice Axen ha la responsabilità più “pesante”. Presenza scenica magnetica e misurata, evita con intelligenza il rischio dell’imitazione. Voce calda, ben modulata nei momenti musicali e l'ingenuità irresistibile. Ci lascia solo perplessi il fatto che, scegliendo questa corretta strada interpretativa, si sia deciso di ricorrere a una parrucca con taglio alla Marylin che non ci riesce proprio a convincere. Avremmo apprezzato di più un’acconciatura dei capelli veri dell’attrice o una parrucca più credibile, in linea con la (secondo noi) volontà di non imitazione. In conclusione, la comicità funziona quando non indulge nell’eccesso e trova i momenti migliori nelle scene corali, nelle quali tutta la compagine esce vincitrice.

A qualcuno piace caldo / Dear Friends
di Mario Moretti
liberamente tratto dal film di Billy Wilder
con Euridice Axen, Giulio Corso, Gianluca Ferrato
regia Geppy Gleijeses
scene Roberto Crea
costumi Chiara Donato
luci Luigi Ascione
durata 2 ore più intervallo

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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