L'attesa

A quasi 30 anni dal debutto, Michela Cescon ha riportato in scena il testo di Remo Binosi, con Anna Foglietta e Paola Minaccioni

immagine di due donne in abiti settecenteschi
m&s - Le due protagoniste de L'attesa (foto di Fabio Lovino)

Il testo è costruito attorno a due donne: la nobildonna Cornelia (Anna Foglietta) e la sua serva Rosa (Paola Minaccioni), allontanate e rinchiuse entrambe per nascondere una gravidanza che minerebbe per la prima la possibilità di un importante matrimonio, gettando la sua famiglia (settecentesca) nell'imbarazzo più totale. La seconda è invece una donna del popolo con poco o nulla da perdere, se non la difficoltà di avere una bocca in più da sfamare, nel totale disinteresse della società dell'epoca. Fortunatamente oggi è molto diverso.

Quasi trent’anni dopo la storica messa in scena del 1994, diretta da Cristina Pezzoli, Cescon decide di riproporre il testo di Binosi nella sua prima stesura del 1992, scritta a macchina dall’autore stesso - con una punteggiatura spesso ossessiva dopo ogni singola parola, ogni singolo articolo - e con la dedica nella seconda pagina del dattiloscritto alla moglie Anna, che durante la stesura era incinta.

«Il testo di Binosi – afferma la regista – ha una grande forza drammatica e di coinvolgimento, a cui è difficile rimanere indifferenti e - nonostante l'azione sia ambientata nel '700 - i temi e i contenuti trattati sembrano parlare di noi, come se non fosse cambiato nulla: la differenza di classe, il rapporto serva-padrona, il doppio, l’amore, il piacere, la maternità, il peccato, la punizione, il femminile, il male, la morte, la seduzione. Tutto viene raccontato con continui cambi di registro narrativo, tenendo in equilibrio tra loro commedia e dramma».

La nobildonna Cornelia e la sua serva Rosa si ritrovano recluse nella stessa stanza a scontare la vergogna di una gravidanza inaspettata, che la società non intende accettare. La relazione tra le due esprime un dualismo moderno, presente nei personaggi come nella lingua, tra il teatro di Rosa in lingua veneta e la letteratura ricca di immagini e inconscio di Cornelia.

«L’Attesa è proprio un testo per il palcoscenico – continua la regista –, per gli attori, pieno d’invenzioni molto riuscite. Tutto è raccontato con freschezza e con un erotismo naturale nei confronti della vita e del mondo. Alle due attrici viene richiesta un’adesione fisica ai personaggi totale, e il loro stare in scena diventa molto sensuale, non per un finto gioco di seduzione, ma per la loro immersione nel racconto; un racconto sui corpi femminili, sulla punizione per il desiderio, la punizione di essere donne, sulla maternità, sull’amicizia, sull’amore, sul piacere, sulla lealtà, sulle differenze di classe… due voci femminili che diventano un gran bel punto di vista, per portare in scena il nostro sguardo più personale ed intimo. Il dramma è costruito attorno a due donne che vengono allontanate e rinchiuse per nove mesi per nascondere entrambe una gravidanza. Si racconta una clausura, un’impossibilità ad uscire e mai, come in questi tempi, l’idea teatrale, anche semplice, di chiudere due personaggi all’interno di una stanza diventa vera, reale e sentita. Insieme ai miei collaboratori abbiamo costruito un luogo scenico che rappresenta la mente di Cornelia, il diario su cui lei scrive, dove la chiusura o l’apertura dei muri è metafora di una condizione interna, della vita del cuore; mentre la relazione con l’esterno viene raccontata dalla luce e dal buio, dalle ore del giorno e dai suoni della campagna estiva, e dalla natura prepotente che le circonda». 

«Mia moglie era in attesa di nostra figlia Giulia – scriveva l’autore – e io stavo leggendo le memorie di Casanova. Le avventure del grande seduttore si accompagnavano all’esperienza che stavo vivendo, con il procedere della gravidanza il corpo di mia moglie cambiava e insieme cambiava anche il rapporto che lei aveva con sé stessa e con le altre donne. La sentivo parlare con le sue amiche e intessere facilmente discorsi anche con donne molto diverse da lei, si scambiavano emozioni, consigli, paure e speranze. C’era tra loro una corrente di grande energia comunicativa. Proprio a partire da un dato intimo come quello del corpo gravido, le donne costruiscono una rete di confidenza e complicità di cui gli uomini sono assolutamente incapaci. Il maschio mito Casanova con la sua dispersiva sessualità, mi sembrava la prova di questa incapacità, cominciai così a pensare a una storia che mettesse a confronto donne diverse entrambe incinte dello stesso uomo assente».

Remo Binosi (1949-2002), giornalista e scrittore, ha esordito come autore teatrale nel 1992 con il monologo Sognanti interpretato da Rosa Di Lucia. Nel 1994 la sua commedia L’Attesa ottiene il Biglietto d’oro Agis come migliore novità italiana e nel 2000 diventa un film, Rosa e Cornelia, diretto da Giorgio Treves con la sceneggiatura dello stesso Binosi. Tra i suoi testi per il teatro, ricordiamo Fausta – Peccato d’eternità (1994), La finestra sul ponte – Visione di una battaglia in corso (1995), Il martello del diavolo (1997), La Bovarì sulla bocca di tutti (1998), I cacciatori (1998), Che magnifica serata! (1999), Verde (2001), Betty Vintage (2001), Carambola (2001) e Una relazione privata (2001). Ha inoltre scritto il radiodramma Week-end e per il cinema il cortometraggio diretto da Mauro Balletti Fasten Seat Belts.

L'ATTESA
di Remo Binosi
con (in o.a.) Anna Foglietta e Paola Minaccioni
regia Michela Cescon
scene Dario Gessati
costumi Giovanna Buzzi
disegno luci Pasquale Mari
suono Piergiorgio De Luca
assistente alla regia Elvira Berarducci
foto Fabio Lovino
produzione Teatro di Dioniso, Teatro Stabile Del Veneto
in collaborazione con Fondazione Musica Per Roma, Teatro Stabile Di Bolzano, ATCL Circuito Multidisciplinare del Lazio per Spazio Rossellini Polo Culturale Multidisciplinare della Regione Lazio
produzione esecutiva Teatro di Dioniso
Il testo L’Attesa è pubblicato da «La Nave di Teseo» di Elisabetta Sgarbi (marzo 2022)
durata 1 h e 15 minuti

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