L’estinzione della razza umana (San Babila)

Un mondo preso dai suoi ritmi frenetici che sottraggono tempo al pensiero e riducono il dialogo

m&s - una scena de L'estinzione della razza umana

La mancanza assoluta di tempo, anche per discutere e confrontarsi, ha drasticamente ridotto il dialogo a litigi da bar o da social network. A ribaltare la situazione è l’arrivo improvviso di uno strano virus che trasforma le persone in tacchini: l’ansia si sospende e la vita di prima non sembra più possibile. Un evidente richiamo ai recenti fatti della pandemia da coronavirus, nell’obiettivo di farne «una sorta di esorcismo - catartico e liberatorio - per aiutarci a metabolizzare il nostro presente con ironia, lucidità e un pizzico di grottesco surrealismo», dichiara Emanuele Aldrovandi, autore e regista del testo. 

Le vicende si svolgono fra le mura asfittiche di un condominio, tra il pianerottolo e l’androne. Protagonisti della pièce sono due coppie e un rider che di tanto in tanto giunge a consegnare cibo, pacchi, acquisti online. Sono tutte persone comuni, ognuna portatrice di una diversa visione della vita: «ho scritto testi molto diversi fra loro dal punto di vista strutturale - racconta Aldrovandi - ma accomunati dal tentativo di mettere ogni volta in discussione quello che Richard Rorty chiama “vocabolario decisivo”, cioè le parole, i concetti e le idee che ogni essere umano utilizza per definire se stesso e la propria visione del mondo. Ho sempre cercato di affrontare queste visioni del mondo senza nessun pregiudizio morale, per poi spingerle alle loro più estreme conseguenze, non de-costruendole col tipico approccio post-moderno, ma piuttosto iper-estendendole, fino al punto di rottura, o al paradosso».

Dalle iniziali chiacchiere di circostanza, i dialoghi tra i personaggi si trasformano progressivamente in uno scontro verbale sempre più intenso, tra frustrazioni, scomode domande e paure. Senza momenti meta-teatrali o slittamenti temporali, «i cinque attori - prosegue l’autore - interpretano i loro personaggi dall’inizio alla fine all’interno di una storia sì dai contorni assurdi - che appunto sono rappresentati scenograficamente dalla rete da volatili che sostituisce il muro del palazzo e dalle incursioni luminose e vocali del mondo esterno - ma ben radicata nella realtà». 
Il presupposto di questo lavoro, anche alla base dell’intera ricerca teatrale di Aldrovandi che ne ha fatto una vera e propria cifra stilistica, è quello di affrontare sulla scena questioni profonde «attraverso una serie di snodi semplici che progressivamente ne restituiscano la complessità in modo coinvolgente, con l’obiettivo però di arrivare, attraverso l’iper-estensione, a mettere in crisi il proprio punto di vista e quindi quello dello spettatore».

L'ESTINZIONE DELLA RAZZA UMANA
testo e regia Emanuele Aldrovandi
con Giusto Cucchiarini, Eleonora Giovanardi, Luca Mammoli, Silvia Valsesia, Riccardo Vicardi
partecipazione vocale Elio De Capitani
scene Francesco Fassone
costumi Costanza Maramotti
maschera Alessandra Faienza
luci Luca Serafini
consulenza progetto sonoro GUP Alcaro
musiche Riccardo Tesorini
progetto grafico Lucia Catellani
assistente alla regia Giorgio Franchi
produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale / Associazione Teatrale Autori Vivi
in collaborazione con La Corte Ospitale – Centro di Residenza Emilia-Romagna
durata 1 h e 20 minuti

17-18 gennaio 2025 ore 20
19 gennaio 2025 ore 16

biglietti
Intero € 25
Under/over € 20
Studenti € 12
Gruppi minimo 10 persone € 15

biglietteria
da martedì a venerdì dalle ore 14 alle ore 17
e un’ora prima di ogni spettacolo

TEATRO SAN BABILA
Corso Venezia 2/A - 20121 Milano
Telefono 02 46513734
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www.teatrosanbabilamilano.it

Testata Giornalistica
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