Prodotto nel 2017 in occasione dei 150 anni dalla morte di Rossini, lo spettacolo ha raccolto fin da subito un successo straordinario. Definito “un lavoro magnificamente riuscito” che “colpisce per la sua spiccata teatralità”, negli anni è stato rappresentato in tre continenti con numerose repliche diventando uno dei classici intramontabili del repertorio della Compagnia.
L’omaggio nasce dalla lettura di Augusto Benemeglio de Le mille maschere di Rossini, sulla vita del compositore, una folgorazione che Astolfi racconta così: Quella “Follia organizzata” è stata per me profondamente e assolutamente illuminante. Sono sinceramente stato sedotto in 24 ore di ascolto continuo e ripetuto dal mondo Rossiniano, da questa genialità così prorompente e inebriante ma che al tempo stesso viveva camminando a braccetto con tante macchie nere, dilaniato da un profondo mal di vivere che, attraverso una fortissima ed energetica personalità, al limite del bipolarismo, ha creato opere musicali di una grazia assoluta ed eterna.
In scena nove danzatori traducono in movimento l’intensità, l’energia, la vitalità, le suggestioni e le vibrazioni che suscitano la musica di Rossini: una musica “estrema”, frutto di quella “Follia organizzata”, così definita da Alessandro Baricco, che caratterizza tutto il suo repertorio.
Dalle note di Mauro Astolfi
Cercare di toccare tutti i punti di una vita come quella di Gioacchino Rossini sarebbe stato assolutamente impossibile, anche perché per quanto la danza possa e per quanto il movimento sia un altro aspetto del suono, la materializzazione della musica, quello che Rossini ho saputo creare in pochi anni della sua vita… non credo potrà mai essere rappresentato diversamente in modo sinceramente sensato. In questo spazio si aggirava un inquilino, una figura antropomorfa, nera, una macchia che aveva assunto sembianze umane, che ormai comunicava con lui, che si insinuava nei suoi sogni, strisciava dentro il suo letto e poi spariva... ma che era sempre lì, come a scandire il poco tempo, ma anche il lungo tempo passato a combattere contro disagi fisici e psichici di ogni tipo. Questa figura nera era la paura della morte, la sua malattia, ma forse anche il suo consigliere, paradossalmente in alcuni momenti l’unica certezza. Nelle sue lunghissime notti, sempre più insonni, Rossini viveva ormai in due mondi, che a momenti si avvicinavano, quasi si toccavano, e solo la sua infinita capacità di creare, la sua passione per il godimento fisico, sensoriale, per la cucina, per il sesso, riuscivano momentaneamente ad anestetizzare quello che stava accadendo nel suo corpo e nella sua mente. La sua era musica estrema. Il segno di una forza e di una energia superiore, ed ho volutamente cercato di creare una danza estrema, carica di energia, di vitalità, di incontri, di seduzioni, di suggestioni… ho passato molto tempo pensando come si sarebbe potuto tradurre in movimento la sua genialità compositiva. Non ho sentito di lavorare su un’astrazione, ho cercato e ho sentito come raccontare la vibrazione della sua musica: mi sono letteralmente lasciato trasportare, ed è stata un’esperienza unica. Come scrive Alessandro Baricco: la musica di Rossini è una vera e propria “follia organizzata”. Intensità, caos puro, smarrimento, fuga schizoide… ma scappando ha creato qualcosa che non avrebbe mai più potuto essere ripetuto dopo di lui.
Spellbound Contemporary Ballet
ROSSINI OUVERTURES
Coreografia e regia Mauro Astolfi
Musiche Gioachino Rossini
Disegno Luci Marco Policastro
Set concept Mauro Astolfi, Marco Policastro
Realizzazione scene Filippo Mancini / CHIEDISCENA Scenografia
Realizzazione Costumi Verdiana Angelucci
Assistente coreografa Alessandra Chirulli
Creazione per nove interpreti: Anita Bonavida, Lorenzo Capozzi, Maria Cossu, Mario Laterza, Giuliana Mele, Mateo Mirdita, Alessandro Piergentili, Miriam Raffone, Martina Staltari.
Una produzione Spellbound
con il contributo del Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali e per il Turismo e della Regione Lazio
in collaborazione con il Comune di Pesaro & AMAT
durata 71 minuti








