La trasposizione teatrale del romanzo è un nuovo tassello della collaborazione tra lo scrittore e il regista Piero Maccarinelli.
Lo spettacolo è ambientato nel 1941, a Monaco di Baviera, nella cella di massima sicurezza all’interno del carcere di Stadelheim. Un condannato a morte, alla vigilia dell’esecuzione, chiede alla guardia carceraria di poter vedere il cappellano. Alle rimostranze della guardia (“Ma a che le serve un prete? Lei è ebreo!”), il prigioniero ribatte che ha sentito l’improvviso desiderio di convertirsi al cattolicesimo. La guardia, nonostante l’iniziale perplessità, acconsente alla strana richiesta. Pochi minuti dopo, il cappellano entra nella cella di Leo Kaufmann, anziano ex presidente della comunità ebraica di Norimberga. Leo chiarisce immediatamente al sacerdote che non ha alcuna intenzione di abbandonare l’ebraismo in punto di morte, ma che ha inventato la storia della conversione solo perché spera di poter far recapitare un messaggio di addio alla giovane Irene, condannata a quattro anni di carcere duro per falsa testimonianza, nel disperato tentativo di salvare l’anziano amico. Il prete, incuriosito dalla vicenda tragica e colpito dalla dignità del prigioniero, accetta di restare con lui in cella nelle sue ultime ore. E, in un dialogo intimo e serrato, ne raccoglie le confidenze e i segreti.
Leo Kaufmann svela al prete che è stato condannato a morte dal Tribunale speciale di Norimberga in violazione delle Leggi dell’Onore e del Sangue del 1935, per aver commesso il reato di “inquinamento razziale”. Nonostante Kaufmann si sia sempre dichiarato innocente, la Corte di Norimberga ha infatti stabilito l’esistenza di una lunga relazione di carattere sessuale con la poco più che ventenne “ariana” Irene Seider, figlia del suo migliore amico. Davanti al prete cattolico, che si dimostra umano e comprensivo, l’anziano ebreo accetta di ripercorrere la sua drammatica vicenda fin dagli inizi quando, nell’ormai lontano 1933, Kurt, il suo migliore amico, gli affida la figlia Irene, decisa a trasferirsi a Norimberga per seguire un corso di fotografia. Tra l’anziano uomo, vedovo e senza figli, e la giovane “ariana” si instaura immediatamente un rapporto speciale di affetto, confidenza e, anche, di desiderio, immediatamente represso. Nonostante l’implacabile macchina di persecuzione anti-ebraica messa in piedi dal nazismo al potere renda, con il passar del tempo, sempre più difficile la prosecuzione di questa profonda e sincera amicizia, il legame innocente tra Leo e Irene non è passato inosservato tra i vicini di casa, i conoscenti, gli abitanti del quartiere, sempre più imbevuti di odio e dominati dalla paura. Kaufmann, ridotto ormai in miseria dai provvedimenti razziali, viene arrestato e condotto in carcere. Ma se, in mancanza di prove, il giudice istruttore Hans Groβ ne firma il proscioglimento, il settario giudice nazista Rothenberger, presidente del Tribunale speciale di Norimberga, riesce, con un artificio procedurale, a farsi attribuire la competenza sul caso.
Note di regia
Nell’importante saggio Come si diventa nazisti, William Sheridan Allen sostiene che il primo sintomo è l'indifferenza, o meglio, il non voler vedere piccoli torti subiti da altri. A me è sempre sembrata una verità esemplare: in microscala, che poi, in macroscala, sarebbe diventata, per dirla con le parole di Hannah Arendt, la Banalità del male. Il caso Kaufmann prende in esame una singola vita e una singola morte. Ci troviamo di fronte all'orrore delle leggi razziali, ma non ancora di fronte al male assoluto della Shoah. Kaufmann è un commerciante ebreo che riceve l'incarico da un amico ariano di occuparsi della sua giovane figlia a Norimberga. Da questo atto di generosità prende inizio il suo calvario.
Centro Teatrale Bresciano
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
Fondazione Atlantide – Teatro Stabile di Verona
Il Parioli
presentano
IL CASO KAUFMANN
di Giovanni Grasso
regia Piero Maccarinelli
con Franco Branciaroli, Stefano Santospago, Viola Graziosi, Franca Penone, Piergiorgio Fasolo, Alessandro Albertin, Andrea Bonella
scene Domenico Franchi
luci Cesare Agoni
musiche Antonio Di Pofi
costumi Gianluca Sbicca
durata un atto unico di 105 minuti
da martedì 6 a domenica 18 maggio 2025
Piccolo Teatro Grassi
Via Rovello 2, Milano
spettacoli
martedì, giovedì e sabato alle ore 19:30
mercoledì e venerdì alle ore 20:30
domenica alle ore 16
biglietti
platea 33 euro, balconata 26 euro
informazioni e prenotazioni
+39 02 211 261 16
www.piccoloteatro.org









