Si è rinnovata la tradizione operistica astigiana, curata dal direttore artistico Renato Bonajuto ed è andata in scena al Teatro Alfieri La Traviata di Giuseppe Verdi, prodotta da Maria Chiara Camponeschi Music & Arts Productions, Lirica Tamagno e Premio Fausto Ricci.
Un piccolo miracolo quello della recita piemontese, grazie alla solida conduzione del direttore d’orchestra Fabrizio Bastianini e alla punta di diamante della serata, il soprano Desireé Rancatore. Quella della Rancatore, pur limitata da una fastidiosa influenza, è voce bellissima, dal timbro serico e voluttuoso, voluminosa e ben amministrata. Brilla nel primo atto con temperamento da soprano di coloratura e dalle facili agilità. La sua Violetta diviene poi magnetica e coinvolgente man mano che la vicenda avanza. Lo è specialmente nei duetti con Germont padre e poi nell’affrontare il collerico amante tradito e da ultimo nel lento spegnersi del mesto e realistico finale a quinte squarciate, così a rendere la crudezza della morte imminente.
La coinvolgente interpretazione scenica della protagonista suggella ed enfatizza così l’ottimo impianto registico disegnato dalla sapiente lettura di Davide Garattini Raimondi, che si conferma una garanzia nel panorama lirico nazionale.
Fabrizio Bastianini, con un gesto chiaro ed evocativo, ci porta un’interpretazione del capolavoro verdiano originale, brillante e ben ragionata; rispettosa della partitura e ripulita da vecchie tradizioni. Funzionali le scene di Danilo Coppola e di impatto l’impianto luci di Paolo Vitale.
L'Alfredo di Vincenzo Spinelli ha buona espressività: canto a volte di punta il suo, ma dal fraseggio colorito e dalle dinamiche variegate. Una bella voce che penetra il personaggio. Altrettanto da segnalare il Germont senior di Antonino Giacobbe, tutto ben cantato sul fiato, e contraddistinto da senso del colore, da un fraseggio magistrale, da idoneo scavo psicologico ed autenticità di sentimento.
Comprimariato adeguato, di buona valenza: Romina Cicoli è una bravissima Flora dalla perfetta presenza scenica e dal timbro deciso; Alessandro Fiocchetti è un Gastone dinamico e coinvolgente; Jacopo Burla, un Douphol serafico e vocalmente incisivo; Francesco Cascione è un D'Obigny seducente e dal cantato vigoroso; Maryna Kulikova, che è stata Annina, è emersa con voce stentorea e dal fraseggio curato; Giovanni Augelli é un Dottor Grenvil dalla vocalità pastosa e impostata.
Buona l’intonazione e la presenza scenica del Coro San Gregorio Magno, diretto da Mauro Trombetta. Sensuali e ammalianti le coreografie di Barbara Palumbo e d’impatto l’esecuzione da parte del corpo di ballo Arteka Milano.
Nel complesso spettacolo convincente e coinvolgente con pubblico affollato e partecipe che ha dimostrato il proprio gradimento con minuti e minuti di applausi.








