Dell'opera originale di Plauto, Aulularia, come osserva Roberto Lerici nelle sue note, manca il quinto atto e soprattutto il finale, questa improvvida interruzione del filo narrativo ha permesso a chi è venuto poi (Aulularia dovrebbe risalire al II secolo a.C.) di dare completezza al testo, permettendo - tra gli altri - a Molière di costruire il suo Avaro, a molti altri di prendere spunto per altre commedie (non possiamo non citare Petrolini) e a Lerici di riscrivere "liberamente" questo spettacolo, "ampliando personaggi e inventando situazioni".
Il vecchio Catenaccio ha scoperto sotto terra nella sua abitazione una pentola piena d'oro e vive nel costante terrore che gli venga sottratta. Anche quando il suo ricco vicino Cicorione viene a chiedergli in sposa sua figlia Lucia, Catenaccio sospetta che si tratti di una manovra per scoprire il suo oro; alla fine però accetta, precisando che Cicorione prenderà Lucia senza dote e pagherà tutte le spese del matrimonio, previsto per il giorno stesso. Catenaccio non sa che sua figlia è rimasta incinta di Lupetto, nipote di Cicorione, e che lui vorrebbe sposarla.
Intanto è arrivato il cuoco chiamato per cucinare il banchetto nuziale, e Catenaccio sentendolo più volte pronunciare la parola "pentola", pensa che sia un ladro e lo malmena. Per sicurezza, però, Catenaccio sposta la pentola nel tempio della dea Fede. Saetta, servo di Cicorione, vede Catenaccio nascondere la pentola e fa per prenderla, ma prima che possa farlo Catenaccio la sposta nel bosco sacro al dio Silvano; questa volta il servo gliela ruba e la nasconde in casa di Cicorione. Lupetto intanto, ha spiegato a suo zio la situazione ed ha ottenuto il consenso a chiedere in sposa Lucia. Quando va a parlare con Catenaccio, tuttavia, il vecchio è disperato perché si è accorto della sparizione della pentola, e tempesta di domande Lupetto, il quale pensa che il vecchio stia parlando di sua figlia e della sua gravidanza. Saetta, poi, offre la pentola a Lupetto, cercando di comprarsi la libertà; qui il testo plautino si interrompe bruscamente...
Estratto delle note di Roberto Lerici
... Ho usato anch'io il doppio gioco plautino di fingere il mondo greco per parlare invece apertamente del mondo romano. Ho usato frammenti, modi, esperienze di costume traendole da Menandro o da altre commedie di Plauto stesso o da reperti di altre sue commedie andate perdute. Anche nelle parti inventate ho cercato di mantenere lo spirito d'epoca, senza tentare inutili o massicci aggiornamenti secondo lo stile in uso attualmente per Plauto. Ho innestato qualche verso di Catullo, pur sapendo che è fuori epoca, ma trattandosi di un inno nuziale si presume desunto da un rituale più antico. Ho mantenuto i versi ritmici e le rime per assecondare alcuni “cantica” del testo, e in linea di massima ho cercato di mantenere anche una certa violenza verbale, una grevità plebea inevitabile se si vuole dare un'idea anche lontana di come fosse recepito dal pubblico di allora... Diciamo infine che questo testo è stato molto rielaborato, ma rispetto all'originale crediamo giusto averlo fatto. Aulularia come ci è rimasta può essere rappresentata solo in latino, come reperto danneggiato dal tempo.
Società per Attori
Teatro Belli di Antonio Salines srl
presentano
GIGI SAVOIA
FRANCESCA BIANCO
in
L'AVARO DI PLAUTO
versione di Roberto Lerici da Aulularia di Plauto
scene e costumi Annalisa Di Piero
musiche Francesco Verdinelli
regia di Carlo Emilio Lerici
CAST ARTISTICO
Gigi Savoia, Catenaccio – il vecchio avaro
Francesca Bianco, Vinaccia – sua vecchia serva
Francesca Buttarazzi, Lucia – figlia di Catenaccio
Tonino Tosto, Cicorione – ricco vecchio
Roberto Tesconi, Saetta – servo di Cicorione
Fabrizio Bordignon, Lupo – nipote di Cicorione
Giuseppe Cattani, Antracite – cuoco
Germano Rubbi, Tegame – cuoco
Susy Sergiacomo, Cocuzza – musicista e cantatrice
Alessandra Santilli, Sellera - musicista









