L'Amleto di Davide Sacco

Davide Sacco dirige un cast straordinario attraverso le pieghe e gli spazi bui del capolavoro shakespeariano

Franco Branciaroli e Francesco Montanari
m&s - Franco Branciaroli e Francesco Montanari (foto © Claudio Cavalloro)

Un classico della cultura teatrale, dal '600 in poi, che solca i secoli per attestarsi, questa volta, nel Ventesimo. Una rivisitazione dell’Amleto di William Shakespeare ambientata in una Danimarca degli anni ’30, in cui il protagonista, chiuso nella sala cinema del palazzo di famiglia, rivive - in un perpetuo incubo - la notizia della morte del padre, al quale resta legato da un rapporto simbiotico.

Danimarca, anni ’30. Le trame e i giochi di potere si consumano tra il freddo e la neve fuori e il bianco e nero imperante all’interno. Amleto, principe di Danimarca, si è rifugiato nel teatro di palazzo fatto costruire dal defunto padre. Lì passa le sue giornate davanti a un telo da proiezione, con cui ha creato il suo personalissimo cinema. E lì lo troviamo quando si apre il sipario, elegante, in smoking, ma dimesso, con il papillon slacciato e la giacca buttata tra le poltrone di velluto rosso. Continua a guardare lo stesso film, anzi, solo l’inizio, la notizia d’apertura del cinegiornale di due mesi prima: “Amleto, re di Danimarca, è morto, avvelenato da un serpente”. Quel breve messaggio per informare la nazione continua a passare davanti ai suoi occhi, seguito da filmati del padre che lo mostrano nel pieno del suo vigore, in battaglia e nei momenti felici.

Ed è a questo punto che il fantasma del re prende vita e rivela ad Amleto una verità destinata a sconvolgere i suoi giorni: la sua morte non è stata un terribile incidente, ma l’opera del fratello Claudio, adesso re al suo posto e sposo di Gertrude, madre di Amleto. Compito del figlio, ora, è la vendetta. E Amleto si mostra pronto. Il fantasma del padre, però, non svanirà con l’arrivo del giorno, resterà accanto a lui, presente forse più che in vita, condizionando le sue azioni e i suoi pensieri. Sarà lui, da questo momento in poi, a portare avanti la trama della vendetta, tessendo una tela che non lascerà scampo ai comprimari di questa storia e trasportando tutti al tragico epilogo finale. 

Dalle note di Davide Sacco 
Affrontare Amleto significa approcciare a una tradizione teatrale internazionale vivissima e profondissima. La scelta di questo progetto nasce da una ricerca personale e artistica sul tema dell’eredità e del confronto padri/figli, nonché sul passaggio generazionale. In questo senso, Amleto è per me il testo che maggiormente mi permette di affrontare questi temi. Nella mia visione, Amleto e il padre sono le due facce della stessa moneta, si assomigliano così tanto da diventare lo stesso personaggio. E Amleto figlio è così ossessionato dal padre perso che si trasforma in lui per vendicarlo, e Amleto padre è così connesso al figlio da non riuscire a lasciarlo andare, a lasciarlo crescere, a lasciarlo decidere in autonomia. Non è un caso che le età del cast siano tutte sfalsate di vent’anni rispetto all’originale. Volevo che passasse la consapevolezza dell’età, l’essere orfani in età già adulta ma ugualmente impreparati a vivere, perché non si hanno avuto dai padri le giuste basi per avanzare o perché, semplicemente, non si è pronti. 

Ente Teatro Cronaca,
LVF – Teatro Manini di Narni,
Teatro Segreto
presentano
Francesco Montanari
Franco Branciaroli
in
AMLETO
di William Shakespeare
e con (in ordine alfabetico)
Francesco Acquaroli,
Raffaele Ausiello,
Sara Bertelà,
Amedeo Carlo Capitanelli,
Matteo Cecchi,
Gennaro Di Biase,
Flavio Francucci,
Caterina Tieghi
ambienti sonori Francesco Sarcina
adattamento e regia Davide Sacco
costumi Daniele Gelsi

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