Dopo Gomorra (2007), Santos (2010) e La paranza dei bambini (2017), continua la collaborazione artistica tra Roberto Saviano e il drammaturgo e regista Mario Gelardi, con un nuovo spettacolo tratto da uno degli ultimi romanzi dello scrittore. I protagonisti sono tre ragazzini assoldati dalla camorra come vedette, il cui compito è giocare a calcetto in una piazza e avvisare quando arriva la polizia o qualcuno sospetto. Saviano racconta l’adolescenza di questi ragazzi costantemente divisi tra la passione per il calcio e i soldi facili della delinquenza. È la storia di un talento e di come quel talento non sia sufficiente se nasci nel luogo sbagliato.
All’angolo della piazza il giovane Tonino sceglie i ragazzi per giocare a pallone e fare da vedetta in cambio di un piccolo mensile. I tre dovranno comunque continuare ad andare a scuola, per non attirare l’attenzione di nessuno. Tonino è alle dipendenze di un uomo colluso con la malavita ma, al tempo stesso è un procuratore di calcio. È un novello Mangiafuoco che allontana i ragazzi dal volo delle loro aspirazioni, portandoli con i piedi per terra; è allo stesso tempo Lucignolo che li conduce nel paese dei balocchi, un paese che assomiglia a volte all’inferno, ma un inferno dorato a cui è difficile dire di no. Quando un osservatore del Napoli porta i ragazzi a fare un provino con le giovanili della squadra, Tonino piomba sul campo di gioco e, ancora una volta, li riporta alla realtà, li allontana dal sogno di diventare calciatori. È così che i ragazzi crescono, tra le aspirazioni e la realtà. Durante una partita importante, con la squadra da sempre odiata, uno di loro, Giovanni, si fa prendere da una splendida azione, un’azione che gli ricorda una di Kvaratskhelia vista in televisione la sera prima. Il ragazzo si fa prendere talmente dal gioco, da non accorgersi dell’arrivo di una volante della polizia. Quando Tonino chiede a Giovanni perché non ha fatto il suo lavoro, lui ammetterà: «Era troppo bella quell’azione!».
La dichiarazione di Roberto Saviano: «Ho sempre pensato che ovunque e in ogni vita potesse esistere una possibilità di salvezza. Ho scritto Cuore puro pensando ai ragazzini della mia città che giocano a calcio in strada. Ogni piazza, ogni slargo, ogni angolo per loro diventa un campo improvvisato, uno stadio che ospita i passanti. I ragazzi che giocano nei quartieri più disagiati, nelle periferie che tante volte ho descritto, spesso non guardano al futuro con ottimismo; a volte non pensano nemmeno di averlo un futuro, intrappolati come sono in una terra che ha così poco da offrire. Ma in Cuore puro c’è qualcosa di diverso: la speranza diventa una possibilità concreta di salvezza e inseguire la propria passione, segnare quel goal, ti può salvare la vita. I ragazzi protagonisti di quest’aria non lasciano nulla di intentato, ci provano a realizzare il loro sogno, perché come diceva Maradona: “I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli”. Cuore puro per me è una gioia semplice: è la gioia di una partita a pallone fatta per strada, da piccoli. E adesso che per strada a pallone non gioco più, mi piace rivivere quei momenti e restituirne la spensieratezza tutta infantile, la convinzione irrazionale che un giorno le cose possano cambiare, e non solo per noi stessi. Mi piace pensare che la mia terra, nonostante tutto, abbia ancora qualcosa da offrire».
Estratto dalla dichiarazione di Mario Gelardi: «... Quella che sembra una piccola oasi di felicità – un campetto di calcio ricavato nello spazio comune delle case popolari – si trasforma d’improvviso nella tenebrosa selva metropolitana. L’ombra lunga del lupo Tonino si aggira intorno a loro trasformando i sogni di gloria dei tre ragazzi in una gabbia di insofferenza per la vita misera e poi in una tagliola inesorabile, che recide teste, aspirazioni e speranze. Solo uno di loro ha testa e tiene testa a Tonino. Uno di loro capisce di giocarsi la partita della vita. Gli adulti non possono far altro che guardare da dietro le finestre tetre, da lì i genitori spiano, conoscono e anche se qualche volta parlano non lo fanno mai a voce troppo alta. Sono finestre senza luci quelle che corrono intorno al campetto della felicità: un mondo senza colore che circonda un piccolo palco come un corral spagnolo. Un teatro di vite spezzate come in una tragedia senza finzione. ... È in questo rincorrersi di inconsapevolezza e pericolo chi corre più forte – chi vola via – si salva, come in un videogioco. Ma come nei videogame non tutti possono vincere, vince il più forte, vince chi non perde lucidità. Gli altri si perdono nella giungla delle immagini e il lupo se li mangia».
CUORE PURO
Favola nera per camorra e pallone
di Roberto Saviano
scrittura e regia Mario Gelardi
con Vito Amato, Emanuele Cangiano, Carlo Di Maro, Francesco Ferrante
e con Antonella Romano
musiche originali Mokadelic
scene Vincenzo Leone
costumi Rachele Nuzzo
disegno luci Loïc François Hamelin
aiuto regia Mario Ascione
collaborazione ai dialoghi Leonardo Tomasi
illustrazione Maria Teresa Palladino
foto di scena Renato Esposito
ufficio stampa Milena Cozzolino
produzione Sardegna Teatro
in coproduzione con Fondazione Luzzati Teatro della Tosse e Teatro Sannazaro
durata 80 minuti senza intervallo
da martedì 25 febbraio a domenica 2 marzo 2025
spettacoli
martedì, giovedì, venerdì e sabato alle ore 20:30
mercoledì alle ore 19:30
domenica alle ore 16:00
TEATRO FILODRAMMATICI DI MILANO
Piazza Paolo Ferrari, 6 - Milano
informazion:
02 36727550








