Sior Todero Brontolon

Al Teatro Carignano di Torino, da martedì 28 ottobre a domenica 9 novembre 2025

Sior Todero Brontolon
m&s - Sior Todero Brontolon (foto © Simone Di Luca)

Commedia dal sapore pungente, Sior Todero Brontolon mette in scena un protagonista cinico e manipolatore, un rustego goldoniano incattivito e inacidito dalla vita, che controlla oppressivamente ogni mossa della sua famiglia.

Sior Todero risponde – come carattere – al modello dei Rusteghi, ma dei quattro burberi veneziani perde qualsiasi accento bonario. La trama lo vuole avaro, imperioso, irritante con la servitù, opprimente con il figlio e la nipote, diffidente e permaloso verso il mondo. Sembrerebbe impossibile empatizzare con una simile figura. Eppure il capolavoro di Goldoni e la figura di Todero sono stati molto ambiti dai teatri e dai più grandi attori, da Cesco Baseggio, a Giulio Bosetti, a Gastone Moschin. Ora questo indifendibile brontolon attira un maestro del palcoscenico contemporaneo come Franco Branciaroli, che - diretto da Paolo Valerio - ne offrirà una nuova inaspettata interpretazione.

Dalle note di Paolo Valerio
«Il mondo di Goldoni, il mondo delle marionette, due universi che si incontrano nel microcosmo di un luogo reale e immaginario. Una rilettura di una commedia della maturità goldoniana, condotta con rigoroso rispetto filologico per il testo e per la straordinaria bellezza di quella lingua unica che è già di suo poesia, ma anche con una originale intuizione che vede le marionette in scena accanto agli attori, come loro alter ego. 
La lingua è quel veneziano della maturità del drammaturgo, in cui convivono in una sfaccettata partitura livelli arcaici – come quello della “rusticità” del vecchio Todero e del suo sottoposto Desiderio – con tratti di estraneità all’urbanità dei cittadini (e infatti costruiti da Goldoni sulla pelle di due attori specializzati nei ruoli di Brighella e Arlecchino). C’è poi il linguaggio “civile” e cittadinesco di Marcolina, che non rifugge però dalle punte espressive, e di Fortunata, effusivo e femminile, fino a quello più ingessato e formale, quasi italiano del giovane Meneghetto.
La famiglia di Sior Todero rappresenta da generazioni spettacoli di marionette a Venezia e la loro casa è il teatro di questi angeli dal corpo spezzato. Fili, gambe, braccia, teste, quinte, fondali, sacchi, corde, graticci, ponti, sipari, tulle, ribaltine, costumi, trucchi, bastoni, sono gli strumenti dei manovratori di figure dal cuore di legno che si sollevano come danzatori nell’aria per poi tornare a terra, attratti dalla gravità e dalle emozioni. Oggetti inseparabili dagli umani, misteriosi e inquietanti, giocattoli creativi e fonte di ispirazione per grandi artisti quali Paul Klee, Giorgio de Chirico, Franz Joseph Haydn, Heinrich von Kleist, Carlo Collodi. Carlo Goldoni ce ne parla nei Mémories tra i primissimi ricordi della sua infanzia: «Mia madre mi diede alla luce quasi senza dolore, onde mi amò anche di più; e io non detti in pianto, vedendo la luce per la prima volta. Questa quiete pareva manifestare fin d’allora il mio carattere pacifico, che non si è mai in seguito smentito. Ero la gioia di casa. La mia governante diceva che avevo ingegno. Mia madre prese cura di educarmi, e il mio genitore di divertirmi. Fece fabbricare un teatro di marionette, le maneggiava in persona con tre o quattro suoi amici, e in età di quattr’anni trovai esser questo un delizioso divertimento». Da questo amore per le marionette e dalla presunta leggerezza del suo mondo interiore prende spunto questo progetto di regia che vuole presentare una versione del Sior Todero come un Grande Burattinaio, anzi Marionettista. 
Da qui la vicinanza con un altro personaggio patriarcale che vuole controllare e dirigere la famiglia, Vito Corleone, che nel manifesto del capolavoro di Coppola, Il Padrino, è appunto rappresentato con una mano che manovra i fili. Ma la marionetta deve anche essere intesa come un doppio dei personaggi, l’anima e l’inconscio che muove le azioni e il corpo, talvolta in sintonia, talvolta in contrasto con il pensiero dell’attore. Il corpo dell’attore come marionetta e talvolta come macchina corporea che cerca una soluzione al mistero del personaggio. La marionetta come lato oscuro, per sopportare e reagire all’orrore domestico della famiglia di Sior Todero, per sopportare e superare un personaggio odioso ed egoista, rappresentazione, nel peggiore dei casi, del genere maschile. E come spesso avviene nelle commedie di Goldoni, l’universo femminile è salvifico e risolutivo e riesce a rimediare e risolvere i conflitti, per un presunto e talvolta instabile, lieto fine».

SIOR TODERO BRONTOLON 
di Carlo Goldoni
drammaturgia Piermario Vescovo
con Franco Branciaroli
e con Piergiorgio Fasolo, Stefania Felicioli, Alessandro Albertin, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Valentina Violo, Emanuele Fortunati, Davide Falbo, Federica Di Cesare
in collaborazione con I Piccoli di Podrecca
regia Paolo Valerio
scene Marta Crisolini Malatesta
costumi Stefano Nicolao
luci Gigi Saccomandi
musiche Antonio Di Pofi
movimenti di scena Monica Codena
Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de gli Incamminati, Centro Teatrale Bresciano

Teatro Carignano
Piazza Carignano 6, Torino

spettacoli
martedì, giovedì e sabato ore 19:30
mercoledì e venerdì ore 20:45
domenica ore 16

Tel: 011 5169555 – Numero Verde: 800 235 333
email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.teatrostabiletorino.it 

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