Il testo della drammaturga scozzese Sam Sheperd è collocabile fra la drammaturgia di Luigi Pirandello, i Rumori fuori scena (recensione) di Michael Frayn e i grandi classici distopici, almeno attualmente lo sono ancora, distopici, ma non è detto che non diventino poi realtà. È ora anche in Italia, dopo il successo ottenuto nelle sale inglese (con protagonista Jonny Lee Miller).
Il pubblico viene accolto con un avviso che prennuncia a cosa si assisterà a breve. Lo riportiamo integralmente.
SEGNALATECI LE ATTIVITA’ CULTURALI NON AUTORIZZATE
Il Ministero è costantemente al lavoro per tenere al sicuro i cittadini e la nostra cultura. La vostra collaborazione è essenziale.
È possibile leggere soltanto libri e partecipare esclusivamente a spettacoli autorizzati dal Ministero. È severamente vietato accedere a contenuti proibiti. È obbligatorio segnalare al Ministero della Cultura qualsiasi sospetto riguardo a contenuti o spettacoli che potrebbero essere stati prodotti senza la sua approvazione o che siano blasfemi, indecenti, sediziosi, sovversivi, inneggianti a potenze straniere, contenenti informazioni false o dannose, o lesivi della reputazione dello Stato, dei suoi leader eletti dal popolo e delle loro dichiarazioni. La partecipazione a spettacoli, eventi artistici e mostre non autorizzate è punita con l’intervento diretto del CPO - Commissione per l’Ordine Pubblico.
E si continua invitando tutti i presenti a un matrimonio, con tanto di sposa che attraversa la platea al suono della marcia nuziale. A ben pensarci tutto potrebbe essere. Non sarebbe la prima volta che qualcuno utilizza una sala teatrale e a sorpresa si sposa davanti a parenti e inconsapevoli invitati. Ma non è questo il caso perché un cambio di registro inaspettato (spoiler: uno dei tanti) fa capire che siamo davanti alla messa in scena di qualcosa che non “sembra” essere stato autorizzato e che probabilmente dovrebbe essere illegale, almeno ai sensi del volantino. Ma chi dovrebbe autorizzare? E che cosa? Ma sarà così?
Con lo svolgersi del racconto si comincia a capire qualcosa (ma non tantissimo). Adem Nariman (Fabrizio Colica), un meccanico di seconda generazione, è stato convocato dal signor Celik (Ninni Bruschetta), direttore generale del Ministero della Cultura, per dare spiegazioni sul suo copione teatrale, “Il nono piano”, capitato - per fortuna dell’autore - sulla scrivania del funzionario, almeno è questo quello che gli viene detto. Ad assistere alle correzioni e ai suggerimenti di colui che vuole in tutti i modi invogliare una giovane promessa del teatro, perché capisca come rapportarsi correttamente con il Ministero Della Cultura, c'è la futura neo assistente Mej (Paola Michelini).
L’incontro si chiude con la promessa da parte di Nariman di consegnare a Celik qualcosa di più “consono” al regime in essere, che non censura - si faccia attenzione - ma impartisce consigli e detta regole agli autori, che rischiano di finire nel pericoloso “indice dei testi teatrali proibiti”. Adem è quindi “colpevole” di essere stato troppo “reale” nel suo lavoro, mentre dovrebbe prendere come esempio Bax (Claudio Greg Gregori), il drammaturgo che più di tutti viene portato in “palmo di mano” dal CPO. Per maggiore chiarezza Bax mette in scena in maniera improvvisata il suo più grande testo, “La battaglia di Augusta”, una sorta di apologia del regime, cui Adem ha veramente partecipato e che quindi giudica... falso! Da qui scaturiscono altre vicende, interrotte spesso dal matrimonio che deve essere rimesso in scena nel caso in cui i controllori del regime effettuino controlli fino a…
... fino ad invitarvi ad assistere a una messa in scena in cui testo, drammaturgia e spettacolo (burattini e burattinaio) sono i veri protagonisti dello spettacolo stesso, con buona pace delle performance - ottime - di tutta la compagine teatrale che si sposta da un piano all’altro della narrazione senza mai perdere la concentrazione, attraversando un “multiverso teatrale” distopico, surreale e molto divertente. Il pubblico è spesso spiazzato: si ride, si sorride, ci si interroga su dove stia conducendo una trama che apparentemente non sembra esserci e lo spettatore si fa soggiocare e trascinare dagli eventi cercando di non perdere nessun dettaglio.
Il tema trattato è quello di usare il teatro come strumento di smascheramento: della censura, del potere, ma anche delle convenzioni stesse della rappresentazione. Il testo di Sam Holcroft, apprezzato sulle scene internazionali e approdato in Italia nell’adattamento di Gianfranco Nicoletti che firma anche la regia, già dal titolo è chiaro. Uno Specchio che non solo inverte la destra con la sinistra e viceversa, ma che può deformare, riflettere, far riflettere, invertire ciò che è stato appena invertito e quindi torna diritto, ma non per molto.
La regia di Nicoletti lavora su un ritmo sostenuto e su un tono costantemente sopra la soglia della commedia, scegliendo una cifra grottesca. La struttura a incastro - teatro nel teatro nel teatro, da qui la nostra apertura di metateatro al quadrato - trasforma il meccanismo in un esercizio di abilità per gli attori e di comprensione per gli spettatori. Applausi a scena aperta per tutti i protagonisti, che affrontano i rocamboleschi cambi di registro sempre con maestria. Non possiamo non citare Bruschetta e Gregori, mestieranti di sicura presa, ma anche Colica e Michelini, e infine Gianluca Musiu, che non possiamo/vogliamo svelare quando e perché apparirà in scena.
Libertà artistica, controllo istituzionale, il confine tra consenso e complicità, la censura. Quanti sono i temi trattati? E quanti sono stati percepiti? Uno spettacolo sul quale riflettere, come lo “specchio” del titolo suggerisce. Da vedere almeno un paio di volte, prendere appunti ci sembra eccessivo, ma forse non è così.
A MIRROR
Uno spettacolo falso e NON autorizzato
di Sam Holcroft
regia Giancarlo Nicoletti
con Ninni Bruschetta, Claudio “Greg” Gregori, Fabrizio Colica, Paola Michelini e Gianluca Musiu
scene Alessandro Chiti
musiche Mario Incudine
costumi Giulia Pagliarulo
disegno luci Sofia Xella
aiuto regia Giuditta Vasile
coproduzione Altra Scena & Viola Produzioni
per gentile concessione dell’Agenzia Danesi Tolnay
durata un atto unico di circa 90 minuti









