Andata in scena per 17 volte nel corso delle stagioni del Teatro, di cui l’ultima nel maggio del 2024, Tosca è fra i più celebri titoli operistici di sempre. Il soggetto dell’opera – che Puccini iniziò a comporre nella primavera del 1896, a pochi mesi dal debutto de La bohème – è basato sul dramma di La Tosca di Victorien Sardou, che il compositore ebbe modo di vedere a Milano nel 1889, interpretato dalla grande Sarah Bernhardt. Puccini si era appassionato molto a quel soggetto, ingegnandosi per trasformarlo in opera e, dopo averne discusso con Giulio Ricordi e aver ottenuto l’autorizzazione da Sardou, vi si mise a lavoro, affidando il libretto - dopo Bohème - nuovamente a Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. L’opera debuttò il 14 gennaio del 1900 al Teatro Costanzi di Roma entrando fin da subito nel repertorio dei maggiori teatri lirici del mondo.
Lo spettacolo riprende quello andato in scena - accolto con calore da pubblico e critica - nel maggio del 2024 firmato dalla regia di Massimo Popolizio. In occasione del debutto fiorentino della sua messinscena, il celebre attore e regista aveva sottolineato i tratti più caratteristici della sua interpretazione del capolavoro di Puccini, da lui immaginata e ‘trasportata’ nella Roma che sfuma dagli anni ’20 agli anni ’30 del XX secolo, dando così un altro punto di vista sulla vicenda per valorizzarne al meglio i temi stessi: “Insieme a Margherita Palli ci siamo posti come obiettivo quello di ricreare una maestosità romana che invece di guardare – soprattutto per quanto riguarda le scene che vedremo – allo splendore barocco dei luoghi originari dove si svolge l’opera prende come riferimento la ‘maestosità moderna’ che si respira nel quartiere dell’EUR di Roma. Voglio però sottolineare che non ho cercato di avventurarmi in situazioni o soluzioni registiche strane, ma solo trovare un altro punto di vista per valorizzare al meglio i temi stessi dell’opera. Per esempio, durante il Te Deum, quello che vedremo sono dei ragazzini di periferia - come l’EUR, appunto - le signore che indossano il vestito migliore per l’occasione, suore con l’abito collegiale, insomma: non vedremo costumi o oggetti scenici di enorme impatto visivo anche poiché questo lavoro di ‘pulizia’ verso il quale ci siamo orientati rende quasi più sacro quanto vediamo scorrere sul palcoscenico. Come riferimento abbiamo preso un grande film di Bernardo Bertolucci, Il conformista, nel quale si respira in modo deciso l’aria della Roma, un’aria che noi cerchiamo di ‘portare in scena’ qui al Maggio con questo nuovo allestimento di Tosca. Nella nostra visione la Roma nella quale si muovono i protagonisti è certo elegante, ma anche estremamente violenta: uno dei pilastri di quest’opera infatti è Scarpia, che non solo è un uomo violento, ma anche profondamente sadico. Anche scenicamente questo è sottolineato dagli oggetti collezionati da quest’uomo, oggetti macabri e orrorifici: nel secondo atto vedremo per esempio una libreria dove sono conservati animali e bestie impagliate. Dunque ciò che abbiamo cercato di pensare e mettere in scena è una trasposizione temporale in una Roma bellissima e violenta che non muta però la sostanza del racconto e, soprattutto, non cambia quelli che sono i rapporti fra i protagonisti in scena”.
Sempre in occasione della messinscena dello spettacolo del 2024 il maestro del Coro del Maggio Lorenzo Fratini aveva sottolineato l’importanza di uno dei momenti più famosi dell’opera e di tutta la produzione lirica pucciniana, il celeberrimo Te Deum che chiude il I atto: “Puccini ebbe questa geniale intuizione di far terminare il primo atto con questo Te Deum, che è il canto di massima gioia nella liturgia cattolica: questo coro gioioso, difatti, si staglia con quelle che sono le parole pronunciate in contemporanea da Scarpia, che sono di tutt’altri intenti. La peculiarità di questo momento sono relative al fatto che la prima parte del coro non è cantata, bensì declamata, quindi Puccini introduce in un’opera una parte propria del testo della liturgia; l’altra grande particolarità è data dal Coro che canta all’unisono: non c’è un accompagnamento, se non quello dei tromboni che accompagnano le ultime note del primo atto, che infine riprendono il tema di Scarpia”.
TOSCA
Melodramma in tre atti
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
dal dramma La Tosca di Victorien Sardou
Edizione: Edwin F. Kalmus&Co. Inc., Boca Raton, Florida
Allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro concertatore e direttore Michele Gamba
Regia Massimo Popolizio
Scene Margherita Palli
Costumi Silvia Aymonino
Luci Pasquale Mari
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Maestra del Coro di voci bianche dell’Accademia Sara Matteucci
Floria Tosca Chiara Isotton/Marta Mari (15, 17/01)
Mario Cavaradossi Vincenzo Costanzo/Bror Magnus Tødenes (15, 17/01)
Il barone Scarpia Alexey Markov
Cesare Angelotti Mattia Denti
Il Sagrestano Matteo Torcaso
Spoletta Oronzo D’Urso
Sciarrone Huigang Liu
Un carceriere Carlo Cigni
Un pastore Angelique Becherucci (11, 16/01)/Dalia Spinelli (13, 17/01)/Spartaco Scaffei (15, 18/01)
Durata: Prima parte: 50 minuti | Intervallo: 30 minuti | Seconda parte: 45 minuti | Intervallo: 30 minuti | Terza parte: 30 minuti
Durata complessiva: 3 ore e 5 minuti circa
spettacoli
11 gennaio alle ore 17
13, 15, 16 gennaio alle ore 20
17 gennaio alle ore 17
18 gennaio alle ore 15:30
https://www.maggiofiorentino.com









