Cosa resta di noi quando i ricordi iniziano a svanire? Mario, un uomo che ha vissuto nell’ombra dell’egocentrismo, si ritrova a fare i conti con la perdita di memoria. In un ultimo slancio di lucidità, registra su una cassetta la storia della sua vita, nella speranza di ricordare chi è stato e, forse, di diventare una persona migliore.
Note di Filippo Gentile
Buio è uno spettacolo che nasce da due necessità: una intrinseca di ogni artista e una puramente personale. La prima è la necessità comunicativa, o più semplicemente la “presunzione” di avere qualcosa da dire e la spocchia che quel qualcosa sia anche interessante per qualcuno. La seconda è una necessità che a me piace chiamare “educativa” quella cioè di lasciare un messaggio al pubblico. Questo spettacolo parla di malattia, parla di conflitti e parla di lutto, ma giuro che è una commedia.
Mario è un uomo cinico, solo per scelta, che combatte con i suoi rimorsi usando come arma l’ironia; ma sfortunatamente viene colpito da una demenza precoce e decide di registrare, prima di degenerare, la sua vita attraverso i ricordi, creando così un secondo protagonista nell’intreccio narrativo. Risentendo la sua vita Mario, che si ritrova ad essere una “tabula rasa” decide di cambiare chi lui sia partendo da ciò che è stato.
Marco, il fratello minore, è quasi l’opposto di Mario, pragmatico, serio ed estremamente verticale si ritrova a dover crescere una figlia da solo dopo che ha perso sia la moglie che un figlio. La malattia del fratello lo porta a prenderlo in casa con lui, questo porta entrambi a combattere la malattia con lo scherzo rintracciando i loro rapporti a partire dall’ironia che li contraddistingue. fino a quando non è costretto a prendere una decisione quasi drastica.
Elisa, la figlia di Marco, è una ragazza tormentato dal lutto in eterno contrasto col padre. Si sente in gabbia in un rapporto genitore figlia in cui è stata costretta dagli eventi, senza una madre e senza un fratello incapace di tessere rapporti per paura di poter perdere anche loro. Si ritrova a 21 anni a fare da balia allo zio che cerca di sdebitarsi con lei mandandole forte messaggio. È un testo che parla di memoria. La memoria come maestra, i ricordi che definisco chi siamo, anche quando quei ricordi vorremmo ignorarli.
Ernesto Lama
in
BUIO
scritto e diretto da Filippo Gentile
con Savina Scaramuzzino, Andrea Corallo e Giulia Bornacin
aiuto regia Giulia Bornacin
luci Peppe Montella
scene Andrea Nelson Cecchini
musiche Claudia Caprera
costumi Monica Rosini
produzione esecutiva Enzo Gentile
spettacoli
dal giovedì al sabato alle ore 21
domenica alle ore 17
biglietteria
telefono 06 5434851 | whatsapp 3517211283
ufficio stampa
Maya Amenduni









