Con questa produzione del melodramma verdiano, parabola sull’amore e sul potere, il Maggio conferma la volontà di valorizzare il grande repertorio operistico attraverso letture rinnovate, capaci di restituire al pubblico la forza drammatica e l’attualità dell’opera. La prima recita anche in diretta radiofonica su Rai Radio3.
Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio Musicale Fiorentino, il maestro Emmanuel Tjeknavorian; la regia è firmata da Valentina Carrasco. In questa nuova produzione le scene sono di Andrea Belli, i costumi di Silvia Aymonino, le luci di Marco Filibeck e i video sono curati da Massimo Volpini.
La compagnia di canto è formata da Antonio Poli e Max Jota (recita del 22 maggio) che interpretano Riccardo; Bogdan Baciu e Hae Kang (recite del 15 e 22 maggio) vestono i panni di Renato; Chiara Isotton e Alessia Panza (recita del 22 maggio) interpretano Amelia e Lavinia Bini è Oscar. La parte di Ulrica è interpretata da Ksenia Dudnikova; Janusz Nosek è Silvano; Mattia Denti interpreta Samuel e Adriano Gramigni è Tom. Chiudono il cast, rispettivamente nei ruoli di Un giudice e di Un servo di Amelia, Francesco Congiu e Roberto Miani.
Opera tra le più affascinanti del catalogo verdiano, Un ballo in maschera fu originariamente concepita per il Teatro San Carlo di Napoli: la prima idea fu il Re Lear di Shakespeare ma la mancanza di tempo lo costrinse a ripiegare su un libretto di Scribe, Gustave III ou Le bal masqué, già musicato da Auber e da Mercadante.
La storia si ispirava a un fatto storico accaduto nel 1792: l’omicidio di re Gustavo III di Svezia ad opera di un suo cortigiano durante un ballo. L’argomento era indubbiamente scomodo, l’uccisione in scena di un monarca non poteva lasciare indifferenti i censori napoletani, che infatti intervennero imponendo a Verdi numerosi tagli e modifiche. Ma Verdi teneva troppo ai tratti settecenteschi e allo stile brillante di ascendenza francese della sua nuova opera per poter accettare, tra le tante richieste, di spostare l’azione nel dodicesimo secolo dove sarebbe stato impossibile «trovare un principotto, un duca, un diavolo, sia pure del Nord, che avesse visto un po’ di mondo e sentito l’odore della corte di Luigi XIV».
Naufragato così il debutto napoletano, Un ballo in maschera sarà allestito al Teatro Apollo di Roma, dove andrà in scena il 17 febbraio 1859.
Emmanuel Tjeknavorian, al suo debutto sul podio del Maggio e alla sua prima direzione assoluta di un titolo lirico, ha messo in luce gli aspetti musicali e interpretativi più importanti dell’opera di Verdi, evidenziando come in essa vi si trovino grandi ‘contrasti’ musicali e un’intensa energia musicale e narrativa: “Ci sono opere che si rivelano lentamente e altre che sembrano parlarci con immediatezza sin dal primo istante. Un ballo in maschera è entrambe le cose: a un primo sguardo può apparire quasi leggera, come priva di gravità. Ma più la si studia, la si ascolta, la si vive, più emerge ciò che si nasconde sotto la superficie, qualcosa di più complesso e diverso. È proprio questa duplicità a colpirmi. Da un lato eleganza, brillantezza e una naturale fluidità del discorso musicale; dall’altro una fragilità costante e la percezione che tutto possa incrinarsi da un momento all’altro”.
Parlando di questa nuova produzione e soffermandosi proprio sull’attualità dei temi trattati nel capolavoro verdiano, Valentina Carrasco – che al Maggio ha debuttato come regista collaboratrice nella storica produzione wagneriana del Das Rheingold del giugno 2007 – ne ha sottolineato gli aspetti principali e la sua scelta di ambientarla in un momento molto particolare della storia americana, ossia nei movimentati e turbolenti primi anni ’60 del secondo dopoguerra, periodo segnato dell’amministrazione di J.F. Kennedy e da grandi e profondi contrasti sociali e politici: “La struttura originale di questo grande capolavoro ha come cuore narrativo la storia di un grande leader, molto carismatico e popolare che però, all’interno della sua ‘cerchia’, aveva dei nemici: questo mi ha fatto pensare a un episodio molto noto della storia recente, ossia l’assassinio di John Kennedy. Dal momento che la versione scelta è quella più consueta, in cui l’azione del libretto viene spostata nelle colonie del Nord America e il re di Svezia viene trasformato, originariamente per ragioni di opportunità e censura, nel governatore britannico Riccardo, ho trovato interessante tracciare un parallelo con John Fitzgerald Kennedy, personalità tra le più popolari del secondo ‘900. In particolare mi sono sembrati rilevanti alcuni aspetti della sua vita privata e politica, oltre che naturalmente la morte per mano di un assassino: esito di un complotto dai tratti ancora - in parte - oscuri”.
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