Los de Ahi / Rabia

Roma, Teatro India (Lungotevere Vittorio Gassman, 1), da mercoledì 20 a domenica 24 maggio 2026

Claudio Tolcachir
m&s - Claudio Tolcachir in Rabia

Il regista e drammaturgo argentino, Claudio Tolcachir (Edificio 3. Storia di un intento assurdo), fondatore del Teatro Timbre 4 di Buenos Aires, torna a Roma con un dittico di spettacoli, Los de Ahi e Rabia, per esplorare le frustrazioni, le violenze silenziose e gli intricati legami affettivi che si consumano nella nostra quotidianità. Spettacoli in lingua originale con sopratitoli in italiano.

Si inizia con Los de Ahì, in scena dal 20 al 24 maggio, con una riflessione sulla brutalità dell’indifferenza e sull’immigrazione. L’opera segue quattro fattorini, in attesa di istruzioni da una macchina nel nulla, dove una biglietteria intelligente gestisce gli ordini che determinano il loro lavoro. Un racconto che mette in luce la solitudine e l’impotenza di chi è schiacciato da un sistema che li riduce a ingranaggi di una macchina che non riconosce la loro umanità. Sulla scena una brughiera poco lontana da una città straniera e una macchina situata nella boscaglia, una sorta di armadietto intelligente, organizza gli ordini. I protagonisti, Nuno, Munir, Dani ed Eduardo aspettano il segnale, il suono che annuncia la loro prossima destinazione. L’indirizzo della spedizione appare sulla mappa dei loro telefoni. Ritirano il pacco, salgono sulla bici e consegnano l’ordine, indovinando un po’ il percorso. Ignorando completamente ciò che viene trasportato e poi, di nuovo al punto di partenza. Fino a quando la macchina situata nella boccola non dà nuovamente il segnale. Son esseri invisibili in una città che attende i loro servizi, tessono la loro esistenza, organizzano, si prendono cura di sconosciuti, diffidano.

«Ho paura, lo confesso. Probabilmente sono gli anni che mi hanno reso più fragile. È il suono del respiro dei miei figli nel sonno - afferma Claudio Tolcachir - La crudeltà non è una novità, lo so. L'indifferenza, tuttavia, sembra una scoperta di questi tempi. Quelle persone laggiù sono un piccolo universo invisibile, pieno di vita. Esseri ignorati, di cui normalmente non ricorderemmo i volti e i nomi. Forse è questo: fermarsi, avvicinare l’obiettivo finché non riconosciamo i loro sguardi e le loro voci. Riconoscere le loro storie; forse non siamo poi così diversi. Non siamo a più di un passo dall'essere stranieri, invisibili e orfani come loro. Vedere come se fosse la prima volta. Ascoltare come se fosse la prima volta. Mi piace pensare a uno spettatore attivo, curioso, intuitivo. Se il teatro mi permette di iniettare un pezzo di vita lì, di recuperare una dimensione umana di fronte all'anonimato anestetizzante, saprò perché lo faccio. Una piccola battaglia, combattuta per il bene. Per affrontare la paura. «C'è un luogo, così vicino al cuore del mondo, che il mondo se n'è dimenticato».

Dal 21 al 24 maggio va in scena Rabia, tratto dalla novella di Sergio Bizzio, in cui Claudio Tolcachir trasforma il suo corpo in un campo di battaglia dove risolve ogni discussione su queste due discipline, così simili eppure così distinte. È opera di un alchimista: nel suo duplice ruolo di attore e regista, quest'ultimo insieme a Lautaro Perotti, trasforma un materiale di altra natura – la letteratura – in arte drammatica, e stabilisce una connessione ipnotica e profonda con lo spettatore. La regia, il suono, le luci, la scenografia, ogni aspetto rivela una maestria assoluta. «Ci sono progetti che si impossessano del nostro corpo in modo quasi ossessivo e non ci lasciano andare finché non si vede la luce. Rabia è uno di questi. Da quando ho letto il romanzo, sono rimasta intrappolato da immagini, sensazioni, momenti che mi hanno segnato profondamente, finché non ho intuito che il piacere morboso che mi procurava rivisitare la storia poteva essere una cerimonia teatrale unica e affascinante – continua il regista – Raccontare questa storia significa immergersi nell’avventura più rischiosa. La storia del protagonista è rischiosa, così come lo è la missione di dispiegarla nello spazio. Ma perché fare teatro se non ci buttiamo nell’abisso, se non impazziamo d’amore e di paura? Se non tremiamo prima di iniziare, abbracciati da coloro che danno senso alla nostra vocazione e al nostro lavoro?»

Los de Ahì
testo e regia Claudio Tolcachir
con Nourdin Batán, Fer Fraga, Malena Gutiérrez, Nuria Herrero e Gerardo Otero
scene e costumi Lua Quiroga Paul
luci Juan Gómez-Cornejo
sound design Sandra Vicente
consulenza artistica Lautaro Perotti, Mónica Acevedo e María García de Oteyza
aiuto regia María García de Oteyza
aiuto luci Pilar Valdevira
foto Bàrbara Sànchez Palomero
produzione Centro Dramático Nacional, Producciones Teatrales Contemporáneas y Teatro Picadero, Carnezzeria

Rabia 
dalla novella di Sergio Bizzio
adattamento Claudio Tolcachir, Lautaro Perotti, María García de Oteyza, Mónica Acevedo
regia Claudio Tolcachir e Lautaro Perotti
con Claudio Tolcachir
luci Juan Gómez-Cornejo
sound design Sandra Vicente
video e scene Emilio Valenzuela
aiuto regia Mónica Acevedo e Maria Garcìa de Oteyza
produzione Producciones Teatrales Contemporáneas, Pentación, Timbre 4, Morris Gilbert-Mejor Teatro, Mariano Pagani, Teatro Picadero y Hause & Richman

spettacoli 
Los de Ahì: 20–23 maggio ore 21 | 24 maggio ore 20
Rabia: 21–23 maggio ore 19 | 24 maggio ore 18

biglietteria
tel. +39 06 877 522 10
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