La radice della pianta di mandragora ha fatto nascere infinite leggende, ma più di tutte quella che potesse risolvere i problemi di sterilità, e che ha ispirato il titolo di un capolavoro teatrale che ha attraversato il tempo fino a noi. Ferrini enfatizza la complessità morale dei personaggi e il paradosso tra apparenza e realtà. La tensione tra virtù e malizia emerge con sottile ironia e, a distanza di secoli dalla sua composizione, la commedia machiavelliana non smette di parlare alla nostra contemporaneità, ancora dominata da avidità, manipolazione e finzione sociale. La condanna divertente e divertita di un mondo corrotto e privo di valori in cui tutti sono corruttori e corrotti è la metafora dell'eterno gioco dei potenti verso i più deboli e più ignoranti.
Note di regia
Non so perché, ma da almeno un paio di decenni mi pare che da queste latitudini non provenga più un buon vero teatro comico. Disaccoppiare le due maschere iconiche del teatro, quella tragica e quella comica, è pericoloso, oltre che sbagliato. Perché chi sta in alto e bene in vista, necessita di qualche graffio dagli artigli della satira, della commedia, della comicità. Essere in vista ha questo prezzo e se non s’intende pagarlo si corre il rischio di imporre poi una subdola censura. Immettere troppa serietà in Teatro e rendere pesante la riflessione culturale – come se cultura e divertimento fossero antitetici – non giova al pubblico, che è e deve restare il fine ultimo dell’evento unico ed irripetibile dello spettacolo teatrale.
Questo è il propellente che mi spinge per la terza volta, in poco più di trent’anni, a riallestire Mandragola di Niccolò Machiavelli per il Teatro Stabile di Torino. La trama è celebre, l’autore ancor di più. Non credo di poter aggiungere nulla di intelligente alle migliaia di pagine scritte su quest’opera e sul genio del suo autore. Potremo solo goderne ancora insieme, se tutto va per il meglio, divertendoci fino alle lacrime. Se proprio posso indirizzare l’attenzione ad un paio di aspetti che mi hanno sempre colpito, vi dirò che cinquecento anni fa creare un personaggio come Fra’ Timoteo, che per soldi si dannerebbe l’anima (sua e di tutti i parrocchiani), era concretamente pericoloso perché ad imbattersi nell’inquisizione ci voleva davvero poco. Erano gli anni di Giordano Bruno. Lo stesso Machiavelli a causa de Il principe era già finito nelle segrete fiorentine a sperimentare la slogatura delle spalle. Eppure artisti e filosofi indicavano una visione di futuro. Toccava a loro patir le conseguenze del dono ricevuto col talento.
L’altro aspetto è secondario perché riguarda solo questa messinscena: nessuna epoca precisa è raffigurata dagli abiti e dalla non scenografia, perché non aiuterebbero affatto l’azione che, bene incarnata dagli interpreti, da sola basta a chiarire quel che di ostico la lingua può talvolta offrire, sempre in modo divertente. Inizia sempre così, con un celebre prologo “Iddio vi salvi, benigni uditori...”, e in pochi istanti si gela la platea, in genere fino a quando non parte davvero l’azione, poi tutto diventa chiarissimo e spassoso. Va in crescendo. Quindi, gentili spettatrici e spettatori non abbiate paura se non intendete tutte le parole, perché le intenderete poco dopo, giusto qualche minuto di pazienza, e riempirete con la vostra più fulgida fantasia tutto quello che abbiamo deciso di sottrarre dalle forme. Andare a Teatro a divertirsi non è peccato, anche quando l’orizzonte è così fosco.
MANDRAGOLA
di Niccolò Machiavelli
con Jurij Ferrini e con (in ordine alfabetico) Matteo Alì, Alessandra Frabetti, Raffaele Musella, Federica Quartana, Michele Schiano Di Cola, Angelo Tronca
regia Jurij Ferrini
consulenza scene e costumi Anna Varaldo
assistente alla regia Carla Carucci
tirocinante dell’Università di Torino/D.A.M.S. Alessandro Riggi
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
spettacoli
martedì, giovedì e sabato alle ore 19:30
mercoledì e venerdì alle ore 20:45
domenica alle ore 16
biglietteria
Teatro Carignano, in Piazza Carignano 6, Torino
Tel: 011 5169555 – Numero Verde: 800 235 333 –
da martedì a sabato dalle 13 alle 19, domenica dalle 14 alle 19
biglietteria sempre attiva un’ora prima dell’inizio di ogni spettacolo, esclusivamente per l’acquisto per la recita del giorno stesso
acquisti online
www.teatrostabiletorino.it









