Per futili motivi (recensione)

 

Per futili motivi
m&s - Carlotta Proietti ed Ermenegildo Marciante in scena

Un racconto serrato, talmente serrato che diventa difficile anche riuscire ad applaudirlo

Come prima cosa abbiamo voluto chiarirci sul significato del termine "distopia", spesso accostato a "ucronia". Fino a pochi anni fa la nostra fonte sarebbe stata Treccani, ma oggi abbiamo a disposizione l'intelligenza artificiale, che ci ha immediatamente chiarito le idee: La distopia racconta un futuro possibile (o un presente deformato) in cui la società è degenerata. È un mondo che non funziona, oppressivo, disumanizzante, spesso governato da regimi autoritari, tecnologia fuori controllo o disuguaglianze estreme. L’idea di fondo è: “E se andasse tutto storto?” Serve quasi sempre come critica sociale o politica del presente. Evitiamo qualsiasi coinvolgimento politico con quanto accade, da una parte perché ci porterebbe fuori strada e dall'altra perché lasciamo come sempre che sia il lettore a costruirsi una sua idea, visto che è ancora possibile. 

Non possiamo però non riflettere che per un caso fortuito, a distanza di pochi giorni l'uno dagli altri, abbiamo assistito a tre diverse declinazioni di geniale distopia teatrale. "Per futili motivi" è appunto uno dei tre, per gli altri vi suggeriamo di consultare la sezione del nostro periodico dedicata alle recensioni teatrali. Nel frattempo vi anticipiamo che troverete incipit simili, chiaramente indicanti la remota (forse) possibilità che quanto immaginato dai tre autori (Andrea Muzzi in questo caso specifico) sia "totalmente" distopico, almeno al momento.

La storia a due (entrambi eccellenti attori) si svolge in un ufficio pubblico come tanti altri (visto uno, visti tutti), all'interno del quale una solerte funzionaria governativa cerca come ogni giorno di svolgere al meglio le mansioni che le sono state affidate. Ma nell'ufficio 8, al cospetto di Costanza (Carlotta Proietti) sta per presentarsi un cittadino molto diverso dai soliti, unico nel suo genere, Pietro (Ermenegildo Marciante), un gentilissimo "incrocio" tra il Clarence de "La vita è meravigliosa" (indimenticabile capolavoro di Frank Capra) e lo scrivano di Herman Melville, vedi Bartleby lo scrivano (recensione). Un mix devastante, almeno secondo Costanza, tra il primo e il secondo, un cocktail di pacatezza e fermezza.

Pietro è fondamentalmente dotato di una innata (ma anche frutto di una puntuale educazione parentale) gentilezza, al punto che "non ha reagito" quando l'automobilista alle sue spalle si è spazientito insultandolo per l'eccessiva sua permanenza al semaforo, comportamento (la mancanza di reazione) che Costanza ha rilevato da un verbale e che va assolutamente sanzionato, visto che i due vivono in una società che ha riscritto la propria Costituzione, inserendo all'art. 1, il più importante, la seguente disposizione: «È l’odio che ci rende più forti. Più uniti e soprattutto più sicuri… ». Il comportamento di Pietro è quindi chiaramente anticostituzionale e sovversivo, potrebbe addirittura rivelarsi contagioso e dare vita a un movimento in cui sono la gentilezza e l'interesse per gli altri a condizionare la vita, soprattutto dei più deboli e remissivi. 

Su questa geniale rivoluzione del sentimento umano, si gioca la partita tra funzionaria (che deve anche raggiungere il risultato dei mille ravvedimenti per ottenere la sua agognata promozione) e cittadino, entrambi recalcitranti ad accettare il punto di vista dell'altro, con un serrato dialogo che è surreale solo perché vogliamo vederlo così e perché sappiamo di essere in una sala teatrale, sul palco ci sono due ottimi attori che stanno interpretando un copione e che - finito lo spettacolo - torneranno a essere quello che normalmente sono, loro e noi.

Ma se per un attimo proviamo a fermare lo spettacolo e a guardarci intorno (esempio: i commenti sotto i titoli degli articoli nelle pagine social), forse quanto ipotizzato non è poi così lontano dalla nostra realtà, solo che ci siamo totalmente abituati e non ci facciamo più troppo caso. 

Chi dei due convincerà l'altro va visto in teatro, vi auguriamo di poterlo fare prima possibile, ma prima di mettere la parola fine a questo esperimento sociologico, abbiamo tentato anche noi - realmente - di mettere alla prova chi ci circonda, nel modo più semplice e quotidiano, facendo la fila al supermercato con pochi acquisti e in auto, percorrendo un tratto urbano, come Pietro. Al supermercato ci hanno ceduto il passo, forse qualche speranza ancora c'è. Sulla percorrenza in auto ci dobbiamo lavorare meglio.

Produzione Politeama
presenta
PER FUTILI MOTIVI
di Andrea Muzzi
con Carlotta Proietti e Ermenegildo Marciante
regia Marco Carniti
costumi Susanna Proietti
aiuto regia Francesco Lonano
durata un atto unico di 60 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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