Lo abbiamo applaudito, mettendo da una parte cinema e televisione, nel ruolo di Argante (Il malato immaginario) e più recentemente come Gilberto (L'anatra all'arancia), poi lo abbiamo sentito dichiarare che avrebbe fatto un passo indietro nel suo nuovo impegno artistico, dove è regista e interprete e nuovamente in costume, ma in quello di Sosia, il celebre servo multiforme dell'Anfitrione di Plauto.
Palco in penombra. Tre uomini stanno finendo l’allestimento della scenografia, quando uno di loro si accorge di noi: “Il pubblico è arrivato”. È Mercurio, figlio di Zeus, che apre la commedia dando il benvenuto agli spettatori e spiegando, con un piccolo prologo, ciò che sta per succedere. Di lì a breve, infatti, il dio greco assumerà le sembianze di Sosia, servo del generale Anfitrione, di ritorno da una lunga guerra e, per permettere a Zeus – nei panni dell’ufficiale – di passare la notte più lunga mai vista con Alcmena, moglie incinta di Anfitrione. Inizia così una divertente e leggera commedia degli equivoci, interamente orchestrata dagli dei dell’Olimpo, che porterà alla nascita del semidio Ercole.
La regia di Emilio Solfrizzi, nei panni del servo Sosia, mette in mostra ancora una volta le sue incredibili abilità. Già apprezzato per gli innumerevoli ruoli interpretati, Solfrizzi impressiona il pubblico con la sua nota mimica facciale e la comicità mai eccessiva, né tantomeno pesante o ridondante, che lo contraddistingue. Uno spettacolo con ambientazione e testo classici, farcito tuttavia di modernità, con riferimenti a programmi televisivi e conduttori di fama nazionale, e senza vuoti di scena. Un ritmo costante e bilanciato, con un gioco di luci, musiche ed effetti sonori degni degli dei, basti pensare al modo in cui i fulmini hanno fatto irruzione sul palco, una concomitanza di luci bianche lampeggianti e rombi di tuono in un tempismo perfetto.
Ma la riuscita di una rappresentazione come questa non si basa solo sulla bravura di un attore: è l’intero cast a giocare un ruolo fondamentale nella realizzazione. I volti che hanno accompagnato Solfrizzi in questa avventura sono stati all’altezza della pièce, con performance di alto livello. Già Rosario Coppolino, volto di Mercurio, ha offerto un’interpretazione di Sosia perfettamente in linea con il vero servo, soprattutto quando i due si sono trovati faccia a faccia e il dio è riuscito a insinuare il dubbio nel povero vero Sosia sulla propria identità. Un gioco allo specchio, ma senza specchio, davvero notevole.
E cosa dire dei due Anfitrione? Personaggi dal carattere e dal temperamento diverso – necessariamente, uno di loro è Zeus –, entrambi con grandi doti recitative. Chi non ha provato la stessa angoscia del vero Generale quando mette in dubbio la propria identità? E chi non ha riso quando Zeus lo confonde, raggirandolo in maniera plateale? Simone Colombari e Sergio Basile hanno regalato due Anfitrione differenti, ma in grado di coinvolgere il pubblico in un turbine di risate.
Molto in parte anche Viviana Altieri che, con una recitazione portata quasi al limite dell’esasperazione, ha messo in scena un’Alcmena favolosa. Oltre a essere bellissima, infatti, ha mostrato una vasta gamma di sfumature caratteriali che alternavano dallo sgomento, al divertimento, passando per un pizzico di malizia e qualche nota di “disperazione” e rabbia. Non da meno Cristiano Dessì e Beatrice Coppolino, entrambi interpreti di due ruoli completamente diversi tra loro, ma perfettamente inseriti in questa esilarante commedia, il primo a colpi di battute, la seconda a passi di danza. Quasi due ore di sincera ilarità, un piacere per la vista e per l’anima.
Compagnia Molière
presenta
Emilio Solfrizzi
in
ANFITRIONE
di Plauto
con Simone Colombari - Sergio Basile - Rosario Coppolino
e con Viviana Altieri - Cristiano Dessì - Beatrice Coppolino
scene Fabiana Di Marco
luci Massimiliano Gresia
costumi Alessandra Benaduce
regia Emilio Solfrizzi
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