Il Minotauro (recensione)

Nel labirinto non ci si perde, ci si trova / Nel labirinto non si incontra il Minotauro, ma sé stessi

Emilio Celata in scena con Il Minotauro
Emilio Celata in scena con Il Minotauro

Nella scena lentamente avanza il Minotauro (Emilio Celata), si muove lentamente, non ha fretta, conosce perfettamente la sua forza e sa che niente e nessuno potranno sconfiggerlo, almeno così pensa, anche se noi spettatori sappiamo che non sarà così, che arriverà il giorno in cui il labirinto verrà violato.

Ha comunque voglia di raccontare, di confidare la sua storia, di liberare così il suo animo dal grave fardello che lo opprime. Attorno a lui, mille e mille minotauri gli infondono coraggio, sono tutti identici a sé, perché sono mille e mille specchi dove riflettere la propria deformità, la propria "colpevole innocenza", la consapevolezza di essere diverso e di non poter trovare un luogo dove essere almeno tollerato, amato è impossibile.

Apprendiamo dei motivi che lo hanno reso così - un corpo umano su una testa di toro - frutto del rapporto sessuale tra sua madre, Pasifae (la moglie di Minosse), con il bellissimo toro bianco che il re di Creta aveva deciso di non sacrificare agli dei, ma di tenerlo per sé, ingannando Poseidone e suscitandone l'ira e la volontà di vendetta. Minotauro racconta della sua incolpevole nascita, del suo tentativo, vano, di essere più uomo che animale, non avendo però mai chiaro cosa sia essere l'uno o essere l'altro.

Sa che non può vivere tra gli uomini, ma non ha chiesto lui né di essere messo al mondo, né di essere, o diventare, quello che è. Il Minotauro è l’innocente colpevole condannato da un tribunale di colpevoli a espiare una colpa antecedente la sua nascita (leggiamo nelle note di accompagnamento dello spettacolo). È un bambino ucciso da una guerra che non ha mai chiesto di combattere. È un uomo che annega nel tentativo di ricercare una vita migliore. È la donna nata nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato. E i nostri esempi potrebbero continuare.

Dopo i motivi che lo hanno reso prigioniero del labirinto, il Minotauro racconta anche dei tanti tentativi di ucciderlo, commessi da potenti guerrieri vittime del loro orgoglio, incapaci però di "piegarsi" davanti alla sua potenza. I loro corpi sani e robusti sono canne che vengono spezzate con un nulla, quando basterebbe poco per evitare questa fine. Ma l'uomo è sempre vittima, anche del suo ritenersi al di sopra di ogni altro essere vivente. È solo questione di tempo.

All'inutilità del gesto dei guerrieri si combina poi l'irrefrenabile violenza del Minotauro che lo porta a soddisfare i suoi impulsi sessuali, diventando così ancora più intollerabile. Per la sua fine non è che questione di tempo. Prima o poi qualcuno dovrà obbligatoriamente porre fine all'anomalia e ristabilire quell'ordine sociale delle cose, sovvertito inizialmente dalla passione di Minosse per la bellezza di un toro bianco.

Il testo, a tripla firma (Emilio ed Elisa Celata e Sandro Nardi), rende ovviamente omaggio alla seduzione del mito, avendo ben presente quanto anche la letteratura si sia fatta coinvolgere, d'altra parte un personaggio così imponente e ingombrante non può lasciare nessuno indifferente, nemmeno Dante Alighieri, che viene infatti citato nel corpo del testo, aggiungendo e mescolando la poesia della Commedia alla poetica del copione. Emilio Celata è potente nel dare corpo, disperazione e voce al dramma dell'uomo-bestia, ne esalta le contraddizioni, ne grida il dolore, guadagnandosi (meritatamente) applausi a scena aperta nei pochi momenti di pausa del racconto, quando il gesto sonoro non disturba o rallenta la narrazione.

Il Minotauro di Teatro Boni è l'Elephant Man che tutti noi non vogliamo vedere, men che meno fuori la nostra porta, ma che non abbiamo il coraggio - o la forza e la determinazione - di uccidere. Di conseguenza lo isoliamo nel labirinto delle contraddizioni, da cui non potrà mai uscire, anche se continuerà a respirare la nostra stessa aria. Ma questo non è poi così importante, quello che vogliamo è fingere che non esista, in attesa che un Teseo arrivi per liberarci definitivamente della sua esistenza. E gli specchi? basterà coprirli con un drappo nero e fingere che non siano mai esistiti.

Scheda Spettacolo

  • Titolo: Il Minotauro
  • Autori: Emilio Celata, Elisa Celata e Sandro Nardi
  • Genere: monologo
  • Protagonista: Emilio Celata
  • Regia: Sandro Nardi
  • Maschera: Anna Pichi
  • Trucco: Rossana Peri
  • Disegno luci: Filip Marocchi
  • Produzione: Teatro Boni Produzioni
  • Stagione teatrale: 2026/2027
  • Durata: un atto unico di circa 60 minuti
  • Voto: ★★★★☆ (4/5 stelle)

Spettacoli di Teatro Boni Produzioni

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
Change privacy settings