Pink Floyd Legend: The Wall (recensione)

 

È un concerto o un musical? È The Wall, totally live, alla maniera dei Pink Floyd Legend

Pink Floyd Legend
m&s - The Wall (foto © media & sipario)

Non è un mistero che come altri milioni amiamo incondizionatamente la genialità musicale dei Pink Floyd. Ed è particolarmente fortunata la possibilità che abbiamo di seguire i percorsi dei Pink Floyd Legend, rigorosa band italiana che uno dopo l'altro sta riproponendo i tanti capolavori del quartetto britannico. Negli anni - forse gli stessi della nostra presenza nell'ambito giornalistico - i Legend ci hanno deliziato con The Dark Side of the Moon, con Atom Heart Mother (in versione con coro e orchestra), con la particolare commistione tra musica e danza (quella firmata da Micha van Hoecke) di Shine Pink Floyd Moon e, nel buio biennio del covid, con Talking About, cinque serate a tema con la storia della celebre band e la proposta in studio di parte del repertorio, eventi molto diversi dai concerti ma in quel periodo al massimo questo si poteva fare. Scorrendo la lista dei loro show mancano all'appello solamente Animals, il Live at Pompeii e The Final Cut, ma la discografia floydiana è ancora lunga. E tutti noi abbiamo un sacco di tempo.

Conoscendo oramai la mission e la volontà di Fabio Castaldi (la mente Waters dei Legend) eravamo in paziente attesa dell'ingresso in repertorio anche della straordinaria Opera Rock del 1979, il punto di arrivo dell'incomunicabilità del bassista britannico, emblema della separazione per le carriere dei quattro (sullo stile di The Lamb Lies Down On Broadway per i Genesis), ma soprattutto una partitura grandiosa, sia nelle note che nei testi, resa anccora più forte - visivamente - da Alan Parker appena tre anni dopo, in modo tale da cementare in forma definitiva le immagini con il suono. Ci aspettavamo quindi, ma non ci aspettavamo così tanto. 

Entrando nella sala teatrale con la convinzione di ascoltare "semplicemente" The Wall, ci siamo invece trovati di fronte a una vera e propria opera rock dal vivo, che va molto oltre il concerto, per collocarsi con nostro enorme piacere nel musical. Il doppio album viene eseguito integralmente e alla stessa maniera si propone al pubblico la vicenda di Pink (interpretato dallo stesso Castaldi), con l'aiuto di numerosi performer umani e non, incluso un coro di ragazzini che, volendo offrire uno spettacolo ancora più rigoroso, ci stupiamo non sia venuto dalla County High School di Cambridge, vedi Pink Floyd: Cambridge Tour (the last update) come possibile chiarimento della citazione.

E si costruisce il muro bianco iconico che, brick dopo mattone, isola la band dal pubblico, ovviamente ha dimensioni diverse (ci troviamo in un teatro e non in una arena), ma mantiene la stessa suggestione visiva. Il concept discografico si è completamente animato, la musica si fonde con i video ed entrambe le discipline artistiche diventano teatro, nella sua migliore accezione. Il suono ci circonda e diventiamo parte di quel muro, in attesa della sua distruzione finale. Siamo anche noi parte di The Wall.

PINK FLOYD LEGEND
in
THE WALL
music by Pink Floyd
con
Fabio Castaldi (voce e basso)
Alessandro Errichetti (voce e chitarre)
Simone Temporali (voce e tastiere)
Emanuele Esposito (batteria)
e con
Paolo Angioi
Manfredi Roberti
Andrea Arnese (teacher)
Chiara Romano (groupie)
Giorgia Zaccagni (mother) 
Dafne Nisi Mete (wife) 
Anonima Armonisti
concept e regia Fabio Castaldi
effetti speciali Noemi Bianchi (supervisione)
oggetti di scena Luigi Poleo e Fulvio Berardi
scenografia Alessandra Traina
costumi Vanessa Mantellassi
fonica Maurizio Capitini
disegno luci Event Project Group
gonfiabili Fly In
video mapping Plasmedia
make‑up e hair styling Lara Crisci 
produzione Gilda Petronelli per Menti Associate
durata complessivo 2 ore

A PROPOSITO DEI PINK FLOYD LEGEND
Pink Floyd Legend: The Dark Side of the Moon (recensione)
Pink Floyd Legend: Il "lato chiaro" di Simone Temporali
Shine Pink Floyd Moon (recensione)
Pink Floyd Legend: The Dark Side of The Moon
Pink Floyd Legend: Atom Heart Mother Tour (recensione)
Pink Floyd Legend: Talking About (recensione)

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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